Crisi covid, chiudono 4 mila imprese femminili. Mariaceleste Lauro: “Al Sud donne più penalizzate”

imprese femminili


Con la pandemia e le restrizioni a causa del covid, molte imprese sono state costrette ad alzare bandiera bianca. Ma c’è un dato che preoccupa ancora di più ed è quello relativo alle imprese a gestione femminile. La crisi infatti ha acuito le distanze e il divario, sia in termini occupazionali che economici, tra il lavoro degli uomini e quello delle donne. Sono infatti 4mila le imprese femminili che sono state costrette a chiudere solo nell’ultimo anno.

Un gender gap pesante, reso ancora più drammatico dalle differenze territoriali e dal dato di disparità nel ruolo dirigenziale che, in Campania, risulta estremo: solo poco meno di 1 dirigente su 5 è donna, nonostante l’incoraggiante aumento registrato tra 2018-2019, per un +49%, oggi ribaltato dalla crisi. Nel 2020, su 1.336.227 imprese femminili, quasi 4mila hanno chiuso a causa della pandemia.

L’Italia poi si conferma dietro gli altri Paesi europei riscontrando maggiore difficoltà nella crescita e nello sviluppo. Di questo si è parlato nell’incontro webinar “Essere donna…che impresa!” organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Unione Industriali Napoli, presieduto da Alessandro Di Ruocco, in collaborazione con Ernst&Young, nel corso del quale si sono confrontate diverse manager portando le proprie esperienze e idee.

Tra le rappresentanti del mondo imprenditoriale presenti all’incontro virtuale, Stefania Brancaccio, Cavaliere del lavoro, vicepresidente Coelmo S.p.A. La firmataria nel 2010 del manifesto WEPs, Women’s Empowerment Principles presentato dal Global Compact delle Nazioni Unite con sette principi ispirati a reali pratiche aziendali per promuovere una condizione paritaria per le donne ha dichiarato:

“È veramente molto importante riuscire, all’interno delle aziende che sottoscrivono questi punti, a misurare se effettivamente esiste una politica di empowerment della presenza femminile, cominciando dalla parità dello stipendio, dalla parità del trattamento, dalla salute, dalla sicurezza delle donne, promuovendo la formazione professionale”.

Altro tema caldo è infatti la collaborazione uomo-donna nel lavoro, che ha spinto la top manager di Hitachi Ltd, Lorena Dellagiovanna a sostenere:

“Non sono una fan delle quote rosa, ne capisco l’importanza, ma baso il mio lavoro sulla collaborazione. La diversità è la chiave del successo. L’Italia ha molte donne in posizione di board ma non di leadership e questo significa che le si sceglie per le quote e non per puntare su di loro”.

Le conclusioni sono state affidate a Carla Recupito e Mariaceleste Lauro, consigliere GGI con Delega pari opportunità e leadership femminile, che hanno sottolineato anche altri aspetti culturali che possono favorire il cambiamento, in una prospettiva di parità sociale ed economica, femminile e giovanile, fondamentale anche per i programmi europei.

In particolare Carla Recupito, riferendosi alle nuove generazioni, ha dichiarato:

“È necessario far comprendere che fare impresa non è difficile e che l’impresa non è un totem irraggiungibile. Dopo la pandemia entreremo nelle scuole, per incontrare i più giovani e avvicinarli ad un’idea di impresa che richiede sì sacrifici, impegno e studio continuo, ma non per questo è un obiettivo impossibile”.

Mariaceleste Lauro, AD Alilauro SpA ha aggiunto:

“Questo è l’avvio di un percorso di consapevolezza che ci condurrà tutti insieme al superamento delle difficoltà che contraddistinguono ancora oggi l’universo femminile. Siamo una realtà importante, uno dei motori dello sviluppo del paese, una delle chiavi dello sviluppo post pandemia e dobbiamo tenerne conto oggi più che mai”.

Il webinar si inserisce in un ciclo di incontri organizzati dal GGI di Napoli che proseguirà con “Opportunità e sfide sul mercato dei minibond” e il conclusivo “Opzioni di fundraising per PMI e Startup” rispettivamente oggi e il 29 aprile.

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