Lavoro, i sindacati contro i nuovi esuberi nella Jabil di Caserta

E’ una delle ultime realtà produttive della Campania e del centro-sud, eppure a breve si rischiano altri licenziamenti. Si tratta della Jabil, multinazionale americana impegnata nella produzione di componentistica elettronica per il settore pubblico e privato, che ha sede a Marcianise con una forza lavoro di circa 480 operai. Tra i suoi clienti annovera importanti aziende come l’Enel, l’Hitachi, la stessa Whirlpool. Un’oasi di produzione nel deserto provocato dalla deindustrializzazione del nostro Paese. Ciò non è bastato ad evitare che i dirigenti della Jabil, nel corso della presentazione dell’ultimo piano industriale, annunciassero un’ulteriore procedura di esubero per oltre cento dipendenti, che si vanno a sommare ai già 350 previsti in precedenza, alcuni dei quali ricollocati in altre aziende, che però a loro volta ne hanno confermato il passaggio in cassa integrazione.

LA PROTESTA DEI LAVORATORI DELLA JABIL DI MARCIANISE CONTRO I NUOVI ESUBERI

Una delegazione di lavoratori della Jabil di Marcianise oggi si è riunita fuori al Palazzo della Regione per protesta. La loro è infatti una situazione critica per la quale i sindacati chiedono azioni forti da parte della politica tutta, come ci spiega Fabio Palmieri, delegato nazionale Fiom-Cgil: “Vogliamo capire le prospettive di rilancio dell’azienda, che finora è stata poco chiara con noi. Sono decenni che si parla di esuberi. Bisogna cogliere la sfida per un piano di rilancio industriale nel sud, a Caserta, dove il disagio è pesante per le tante realtà in crisi. Al tavolo ci hanno comunicato la volontà di non voler più produrre schede elettroniche, ma investire su prospettive nuove come le batterie a litio e tutto ciò che concerne l’ecologia. Ma al momento siamo rimasti sugli intenti. Ecco perché chiediamo alla politica di intervenire e governare queste situazioni“.

L’incontro tra gli operai e l’ex ministro al lavoro Nunzia Catalfo

La riconversione della produzione in un settore diverso da quello tradizionale sembra dunque essere l’obiettivo che si è posta la multinazionale americana nel nuovo piano industriale, a riprova dell’esistenza di mercati in cui è possibile operare e generare profitti, e al contempo tutelare i posti di lavoro. Questo però non è bastato ad evitare così tanti esuberi, come spiega Francesco Percuoco, segretario generale Fiom-Cgil Caserta: “Le procedure di licenziamento sono state aperte fin dal 2019, poi l’ex ministro Catalfo intervenne per farle ritirare. Da quel momento l’azienda non si è attivata per potenziare lo stabilimento, e oggi ci hanno presentato un piano industriale che prevede altri cento esuberi. Loro vorrebbero cimentarsi in attività a più alto valore aggiunto per recepire le risorse del Recovery fund, che abbiano ad oggetto la green economy, come le centraline per la ricarica delle auto elettriche. Tutto ciò però non dà affatto la garanzia di mettere in sicurezza i lavoratori“.

Non solo dunque mercati in crescita, ma anche l’opportunità di usufruire delle risorse previste dal Recovery fund in materia di imprenditoria “green”. “Noi veniamo da una storia ultradecennale di esuberi e licenziamenti” – racconta Bruno Magara, delegato Fiom delle Rsu della Jabil – “Il nostro impianto dava lavoro a 1600 persone, poi con i vari esuberi strutturali, l’acquisizione di altri stabilimenti, come la Marconi, la Nokia Siemens, l’Ericsson, siamo arrivati agli attuali 480 dipendenti. La Regione deve fare un tavolo per intermediare con il governo, perché noi siamo molto preoccupati, il 30 giugno ci sarà lo sblocco dei licenziamenti e a breve finiranno gli ammortizzatori sociali“.

Una delegazione è stata ricevuta dall’assessore Fulvio Bonavitacola, che ha promesso l’istituzione di un tavolo con i sindacati per il 6 maggio, per poi procedere successivamente ad aprire un confronto con l’azienda. Nella speranza che la situazione possa sbloccarsi.

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