Vincenzo Nibali, l’orgoglio del Sud prende Parigi e il Tour de France

Vincenzo Nibali vince il Tour de France 2014

Vincenzo Nibali, il ragazzino che pedalava guardando il mare, è il primo meridionale a conquistare il Tour de France, la più prestigiosa delle gare ciclistiche. Lo Squalo dello Stretto di Messina è adesso lo squalo della Senna, dominatore incontrastato della Grand Boucle, Maglia Gialla dal secondo giorno fino all’ultimo, eccezion fatta per il 14 Luglio, anniversario della presa della Bastiglia, festa nazionale francese, quando ad indossarla è stato il transalpino Tony Gallopin grazie alla fuga della nona tappa: un cambio di maglia provvisorio, un exploit previsto e senza pretese. Dopo il Giro d’Italia e la Vuelta a España, Nibali completa il trio dei principali eventi ciclistici a tappe su strada, altro record a manifestazione della classe del siciliano.

Il siciliano, appellativo cui più volte ha ricorso L’Equipe per indicare Vincenzo Nibali, ha dimostrato di essere il più forte di tutti, di non avere rivali almeno per quest’anno: eccellente scalatore, ottimo in discesa e in piano, è stato protagonista di numerose e in successione prove di forza: sul pavé ha staccato nettamente lo svizzero Fabian Cancellara, lo specialista della Parigi-Roubaix, corsa caratterizzata da quel tipo di pavimento stradale; nella cronometro di ieri si è piazzato quarto nonostante fosse una tappa per corridori con ben altre caratteristiche rispetto a quelle del messinese; ha annullato ogni tentativo di riscossa da parte di Alberto Contador, uno dei principali favoriti per la vittoria finale insieme a Nibali e Froome; ha annichilito Alejandro Valverde da cui ci si aspettava molto almeno sui Pirenei, ma che non è riuscito neppure a salire sul podio. Lo squalo ha dimostrato che non ce n’era per nessuno, che i ritiri di Chris Froome e Contador non sono stati decisivi affinché accedesse da trionfatore ai Champ-Éliséèsè il più completo, il più forte, stop.

Vincenzo Nibali vince il Tour de France 2014

Il primo meridionale, dicevamo, a primeggiare al Tour, il settimo italiano dopo Bottecchia (1923 – 1924), Bartali (1938 – 1948) , Coppi (1949 – 1952), Nencini (1960), Gimondi (1965), Pantani (1998), il quale adesso punta a vincere il Giro d’Italia e il Tour de France nello stesso anno , impresa riuscita per ben due volte a Fausto Coppi, non riuscita a Gino Bartali solo a causa dello scoppiare Seconda Guerra Mondiale all’apice della sua pur sempre formidabile carriera. Lontani sono i tempi del Campionissimo e di Ginettaccio, nel ciclismo contemporaneo è quasi impossibile prepararsi adeguatamente al Giro e al Tour per vincerli entrambi, opera per soli fuoriclasse: è questa adesso la sfida di Nibali, essere più forte non solo degli altri, ma pure della razionalità, di ogni logica del buon senso.

Orgoglio terrone, terrone orgoglioso di essere tale, come provato nel Maggio scorso quando, da capitano dell’Astana, mise fine a delle polemiche sorte durante il passaggio del Giro a Nocera Inferiore, laddove un suo compagno di squadra gridò “terroni” agli altri dell’Astana, oppure, secondo taluni, agli spettatori sul ciglio della strada. A proposito di squadra è necessario sottolineare (poiché oggi purtroppo pochi ne sono a conoscenza, visto che il ciclismo è seguito soltanto dai veri appassionati) che questo sport è, appunto, uno sport di squadra, e che i compagni, i cosiddetti gregari, sono essenziali affinché il capitano possa aspirare alla vittoria finale: sono gli uomini del sacrificio, quelli che fanno strada, che si prendono il fango, la pioggia e il vento in faccia, per poi defilarsi. Dunque bisogna citare gli uomini dell’Astana che hanno lavorato perché Vincenzo Nibali salisse sul più alto gradino del podio con alle spalle l’Arc de Triomphe: Michele Scarponi, Jakob Fuglsang, Alessandro Vanotti, Tanel Kangert, Andriy Grivko, Dmitriy Gruzdev, Maxim Iglinskiy, Lieuwe Westra – tutti uomini che potrebbero essere tranquillamente capitani di altre formazioni, i quali, tuttavia, ci hanno regalato un sogno.

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