Variante Delta, preoccupa l’aumento dei casi in Italia: le Regioni più colpite

La Fondazione Gimbe ha diffuso il nuovo monitoraggio settimanale che conferma il miglioramento del trend epidemiologico ma, allo stesso tempo, pone l’accento sulla circolazione della variante Delta, più comunemente conosciuta come ‘indiana’, in Italia.

Fondazione Gimbe: “Ci sono segnali di aumento della variante Delta in Italia”

Il nuovo ceppo ha fatto il suo ingresso nella nostra Nazione, colpendo anche il Sud. Due cluster sono stati rilevati in Puglia, per un totale di 25 contagiati, proseguendo con la Sicilia dove sono stati accertati 10 casi legati a un gruppo di migranti provenienti dal Bangladesh.

A tal proposito, all’interno dell’ultimo report della Fondazione Gimbe si legge: “Secondo l’ultima indagine di prevalenza delle varianti pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità il 18 maggio, la variante delta (più contagiosa di circa il 60% rispetto alla variante inglese) è all’1% con differenze regionali e un range che va dallo 0 al 3,4%: in particolare, la diffusione maggiore si registra in Lazio (3,4%), Sardegna (2,9%) e Lombardia (2,5%)”.

“Tuttavia nell’ultima settimana la variante delta è stata isolata in due focolai a Milano e Brindisi, segno di una sua maggiore diffusione sul territorio nazionale che si rileva anche dal database internazionale GISAID: rispetto ai sequenziamenti su campioni raccolti dal 19 maggio al 16 giugno, su 881 sequenze depositate 57 (6,5%) corrispondono alla variante delta”.

Prosegue, poi, chiarendo in che modo la vaccinazione agisce contro la mutazione: “Rispetto all’efficacia dei vaccini, secondo i dati del Public Health England una singola dose di vaccino (Pfizer-BioNTech o AstraZeneca) ha un’efficacia solo del 33% nei confronti di questa variante, percentuale che dopo la seconda dose sale, rispettivamente, all’88% e al 60%. Inoltre, l’ultimo studio inglese (Public Health England) attesta che l’efficacia del ciclo completo nel prevenire le ospedalizzazioni è del 96% con il vaccino Pfizer-BioNTech e del 92% con quello AstraZeneca”.

Alcuni dubbi vengono sollevati anche sulla questione del mix vaccinale in quanto, secondo la Fondazione, le evidenze scientifiche in merito sono ancora preliminari. Di qui il commento del Presidente, Nino Cartabellotta, che ha dichiarato: “Riguardo al nuovo caos AstraZeneca se nell’attuale contesto di bassa circolazione virale è totalmente condivisibile la decisione di limitare questo vaccino agli over 60, emergono alcune perplessità in merito all’obbligo di effettuare negli under 60 la seconda dose con vaccino a mRNA, già ribattezzata come ‘eterologa’”.

“Se presupposti immunologici e biologici e dati preliminari lasciano supporre che la vaccinazione ‘eterologa’ sia efficace e sicura, rimane l’incongruenza tra l’obbligo previsto dalla circolare del Ministero della Salute e la possibilità riportata dalla determina AIFA. Infatti, secondo la formula possibilista di AIFA per gli under 60 la seconda dose con Pfizer o Moderna è solo un’opzione che il paziente è libero di accettare o rifiutare, optando per la seconda dose con AstraZeneca”.

“In ogni caso, è indispensabile adeguare il modulo di consenso informato a quanto previsto dalla L. 648/96 con adeguata informazione su benefici, rischi e incertezze delle opzioni per la seconda dose dopo AstraZeneca. Infine, per evitare che l’incongruenza tra le espressioni “dovere” e “potere” si traduca in una responsabilità esclusivamente a carico dei medici, con il rischio di disincentivare l’attività vaccinale, la Fondazione GIMBE chiede al Ministero della Salute e all’AIFA di esprimersi congiuntamente con una nota univoca e definitiva” – conclude.

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