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Covid, Locatelli: “Vaccinati con due dosi? Solo il 12% può infettarsi”

franco locatelliIl quadro dell’emergenza covid in Italia ci spinge a mantenere alta la guardia, ma non è così preoccupante come ci potevamo aspettare. Lo afferma Franco Locatelli, coordinatore del CTS, che in un’intervista al Corriere della Sera si è soffermato sui benefici di cui godono i vaccinati e sulla situazione delle strutture ospedaliere.

I dati del monitoraggio settimanale, incidenza cumulativa a 7 giorni ogni 100.000 abitanti e valore dell’RT, documentano che i contagi continuano a salire, ma non nella misura temuta o da qualcuno ipotizzata”, spiega Locatelli.

“In particolare, nell’ultima settimana vi è stata una decelerazione nella crescita rispetto alle due settimane precedenti. A livello nazionale, i tassi di ospedalizzazione e di occupazione delle terapie intensive rimangono contenuti, rispettivamente 3% e 2.2%. In molti Paesi Europei, i numeri sono significativamente più preoccupanti”.

Per mantenere questi numeri, Locatelli propone due strade: aumentare sempre di più il numero dei vaccinati che abbiano completato il ciclo e mantenere individualmente comportamenti improntati a senso di responsabilità. Questo anche perché, come sottolinea l’esperto, i vaccinati non solo sono protetti dalla malattia grave, ma hanno basse probabilità di contrarre l’infezione.

Vi è una limitata percentuale (dai dati italiani la stima è del 12%) di soggetti compiutamente immunizzati che possono infettarsi, quasi sempre senza sviluppare malattia, e contagiare. In che misura lo facciano in paragone ai non vaccinati merita ulteriori studi, in particolare mirati a definire quella che è la carica virale nelle loro vie aeree, naso e gola.

Insieme al tempo di esposizione questo rappresenta il fattore determinante per il contagio. Si tratta di un evento raro e ancor più rara è l’eventualità che una persona vaccinata, seppure contagiata, finisca in ospedale. La protezione da forme gravi di malattia è superiore al 95% e si contribuisce a ridurre significativamente la circolazione virale, col pericolo che emergano nuove varianti”.

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