Vaccino Pfizer ai bambini dai 5 anni: dagli effetti collaterali al parere dei pediatri

Ieri l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha dato il via libera alla somministrazione del vaccino Pfizer  per i bambini dai 5 agli 11 anni fornendo chiarimenti relativi all’efficacia e ai possibili effetti collaterali.

Vaccino Pfizer ai bambini: dall’efficacia agli effetti collaterali

Dopo il pronunciamento dell’EMA seguirà quello dell’Aifa, convocata dal primo al 3 dicembre. Da quella data in poi, dunque, in tutte le Regioni potrebbe già partire la campagna dedicata all’infanzia. Del resto il Presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, aveva già annunciato che l’Agenzia si sarebbe allineata alle decisioni dell’organo europeo.

Anche per i bambini saranno previste due dosi da somministrare a distanza di due settimane. A differenza degli over 12, tuttavia, per la fascia che va dai 5 agli 11 anni la dose da somministrare sarà inferiore ((10 µg rispetto a 30 µg). La stessa Ema ha spiegato che la risposta immunitaria con una dosa più bassa per i bambini è paragonabile a quella osservata con dose più alta nei ragazzi dai 16 ai 25 anni.

Il farmaco risulta essere, anche per la fascia infantile, un valido alleato per contrastare l’infezione: l’efficacia riscontrata nel campione analizzat0 si attesta al 90,7%. Quanto agli effetti indesiderati rilevati non si registrano differenze significative con il resto della popolazione.

Tra i malesseri più comuni per i bambini, a seguito della vaccinazione, si segnalano: dolore al sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, arrossamento e gonfiore al sito di iniezione, dolore muscolare e brividi. Effetti che, stando a quanto rende noto l’EMA, sono destinati a scomparire nel giro di pochi giorni.

L’adesione sarà facoltativa e non sarà previsto alcun obbligo di Green Pass per i bambini sotto i 12 anni. La vaccinazione sarà effettuata negli hub vaccinali, tramite farmacie e pediatri. Gli esperti raccomandano la somministrazione del farmaco in quanto il covid, pur non risultando fatale nei bambini nella maggior parte dei casi, può prevenire effetti e infiammazioni spesso causati dal contagio stesso.

Lo stesso Presidente dell’Aifa, così come alcuni pediatri, hanno sottolineato il rischio di una sindrome infiammatoria che andrebbe a colpire proprio i bambini risultati positivi al covid. In un’intervista rilasciata a ‘Il Corriere della Sera’, infatti, ha dichiarato: “Il Cdc americano, la massima autorità per il controllo delle malattie infettive, ha già raccomandato l’uso di questo vaccino”.

“I problemi di miocardite, l’infiammazione al cuore che si è manifestata in ragazzi più grandi, in questa fascia d’età sono stati rarissimi e mai seri. Mentre invece è maggiore il rischio di prendere il Covid e sviluppare una sindrome infiammatoria, la Mis-C, che è grave e colpisce molti organi – ha concluso.

Sulla stessa scia Franco Locatelli, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, che a ‘SkyTG 24’ ha spiegato: “Il vaccino serve per proteggere i bambini da forme gravi o prolungate, rare ma presenti, al fine di garantire la frequenza scolastica e per tutelare i loro spazi social. L’incremento maggiore dei contagi c’è stato nella fascia pediatrica 6-11 anni, che è quella in cui non è iniziata la vaccinazione”.

Anche il mondo pediatrico italiano, attraverso un documento diffuso dal coordinamento scientifico di ‘Medico e bambino’, si è espresso a favore della vaccinazione sia per proteggere la salute dei bambini, soprattutto quella dei più fragili, sia per riconsegnare loro quei margini di libertà e socialità soppressi ormai da tempo.

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