Grosseto, nuovo proprietario è casertano. Striscione dei tifosi: “Camorra, no grazie!”

Il Grosseto passa dalle mani della famiglia Ceri – che resterà con quota minore – a quelle dell’imprenditore edile casertano Nicola Di Matteo. Il passaggio è stato ufficializzato lunedì da un comunicato pubblicato sul sito del club toscano.

Grosseto, l’annuncio della società

L’Us Grosseto comunica di aver proceduto al cambio del proprio organo amministrativo con le dimissioni dell’intero Cda e con la nomina ad amministratore unico del signor Nicola Di Matteo – si legge nella nota – Nei prossimi giorni sarà perfezionato il passaggio del pacchetto di maggioranza al gruppo rappresentato dal signor Di Matteo, mentre una quota di minoranza resterà alla famiglia Ceri. I dettagli dell’operazione saranno comunicati a seguito della chiusura del passaggio“.

L’accoglienza riservata al nuovo proprietario non è stata però delle migliori. Fin dalle prime indiscrezioni sul passaggio di proprietà al 69enne imprenditore edile e immobiliare di Villa Literno, una parte della tifoseria biancorossa sui social ha manifestato il proprio dissenso. Fino allo striscione all’esterno del campo Nilo Palazzoli, dove la squadra svolge gli allenamenti: “Camorra… no grazie!!!“.

Di Matteo: “La camorra è una scelta di vita

La frase dei tifosi si riferisce ad una affermazione di Di Matteo pronunciata due anni fa durante la sua presentazione al Teramo come nuovo Ad: “La camorra è una scelta di vita, io ho sempre rispettato loro, loro hanno rispettato me“, aveva detto l’imprenditore casertano. Subito dopo fu costretto a lasciare il suo nuovo incarico a causa della bufera che ne derivò.

Dura fu la condanna anche del Sindaco di Teramo:La camorra è una scelta di morte e non di vita. Nessun cittadino teramano si riconosce in parole che non denuncino come la camorra, al pari di ogni altra organizzazione criminale di stampo mafioso, sia sopraffazione, delinquenza, dispregio delle leggi e della libera convivenza. Non possiamo accettare che chi si unisce alla nostra comunità in qualche modo giustifichi o ‘rispetti’ quei comportamenti, quelle scelte di vita e quella cultura“.

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