“Chiamati alle armi i nati dal 1990”, il documento diffuso nelle chat: perché è falso

La diffusione delle fake news non si placa nemmeno in un momento particolarmente drammatico come quello che attualmente sta vivendo l’Ucraina, ma al contrario si accentua: da qualche giorno sta girando su Whatsapp un falso documento che richiama gli italiani alle armi, per combattere la guerra al fianco dei militari ucraini. Si tratta chiaramente di una bufala.

Fake news, italiani chiamati alle armi: il falso documento che circola in rete

Appare come un documento del Ministero della Difesa, firmato dal sottocapo di Stato Maggiore Carmine Masiello, e riporta la convocazione di arruolamento per i nati dal 1990 al 2003. “Gli appartenenti alla suddetta classe dovranno presentarsi, nel periodo che va dal 20 al 31 marzo 2022, al distretto militare nella cui circoscrizione è compreso il Comune di residenza” – si legge.

“I soggetti richiamati saranno sottoposti a dei test volti a verificare l’idoneità fisica e psichica. Il possesso dei requisiti necessari può essere condizione di arruolamento nell’Esercito Italiano, nel caso in cui la proclamazione dello stato di allerta lo richieda”.

Al momento, tuttavia, non vige uno stato di allerta, semplicemente il Premier Draghi ha dichiarato uno stato di emergenza umanitaria che ha semplicemente lo scopo di assicurare il massimo aiuto all’Ucraina non introducendo alcun cambiamento per la vita dei cittadini.

L’Italia, infatti, si è attivata per sostenere l’Ucraina incrementando le misure di soccorso e assistenza, stanziando aiuti e inviando mezzi militari. L’impiego dei militari è stato previsto per il rafforzamento del fronte orientale della Nato (e l’Ucraina non ne fa parte).

Del resto la circolare violerebbe anche uno dei principi fondamentali della Costituzione: per il nostro ordinamento la guerra è possibile solo come strumento di difesa, in caso di attacco diretto, o se causata da obblighi relativi a patti e trattati internazionali. La leva obbligatoria, inoltre, è stata abolita ormai da anni.

Qualora l’Italia venisse attaccata scatterebbe la difesa ma non automaticamente la chiamata alle armi. La leva obbligatoria, ormai abolita, potrebbe essere introdotta nuovamente ma nei limiti stabiliti dalla legge e soltanto nel caso in cui il personale in servizio sia insufficiente.

Con l’abolizione del servizio di leva, l’Italia si è dotata di forze armate professionali. La chiamata alle armi, dunque, scatterebbe soltanto a seguito della deliberazione dello stato di guerra da parte del Presidente della Repubblica , e sarebbe limitatamente rivolta ai cittadini che hanno intrapreso la carriera militare ma non prestano più servizio da non oltre cinque anni.

Anche Luca Frusone, Presidente della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO, sul falso documento diffuso ha sottolineato: “Questa è una notizia non vera. Il contenuto è privo di fondamento. Il Ministero della Difesa non ha inviato questa comunicazione. Non c’è nessun richiamo e non c’è nessun stato di allerta”.

 

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