Rischio nucleare, è caccia alle pillole di iodio: cosa sono e perché non servono ora

L’attacco alla centrale ucraina di Zaporizhzhia, avvenuto qualche giorno fa, ha fatto scattare in Europa la paura del nucleare e la conseguente caccia alle pillole di iodio, utilizzate come forma di protezione in caso di emissione di radiazioni. Gli esperti, tuttavia, hanno spiegato che in assenza di una vera emergenza l’assunzione della sostanza può essere dannosa per cui risulta utile attenersi alle indicazioni mediche evitando il ‘fai da te’.

Ucraina e paura del nucleare, scatta la caccia alle pillole di iodio: parlano gli esperti

Lo stesso Premier Draghi aveva condannato l’invasione scellerata da parte della Russia alla centrale di Zaporihzhia, tra le più grandi d’Europa, definendolo “un attacco contro la sicurezza di tutti”. Per questo motivo aveva invitato l’Unione Europea a reagire con fermezza per proteggere l’Ucraina e tutti i cittadini europei.

I timori dei cittadini italiani, ed europei in generale, si sono moltiplicati ed è scattata la corsa all’acquisto del cosiddetto ‘farmaco di Chernobyl’, usato proprio a seguito della tragedia che sconvolse il mondo nel 1986. Si tratta di pillole di ioduro di potassio, usate contro l’ipertiroidismo e in caso di esposizione a radiazioni ma che non devono essere assunte di propria iniziativa.

Lo ioduro di potassio, come comunicato dai Centri americani per la prevenzione e il controllo delle malattie, vanno utilizzati “solo dietro indicazione dei responsabili della salute pubblica e di coloro che gestiscono l’emergenza in quanto nell’assumerlo si può andare incontro a rischi per la salute”.

Condannando il fai da te, Sebastiano Venturi, medico esperto di igiene pubblica, ha sottolineato che è importante assumerlo in dosi opportune e soprattutto “non come preventivo in assenza di radioattività”. Farne utilizzo adesso, dunque, sarebbe soltanto controproducente e dannoso per la salute. In più bisogna tener conto di alcuni fattori quali età, malattie, gravidanza o allattamento.

“In realtà lo iodio protegge solo dallo iodio radioattivo, in particolare dallo iodio 131, ma non da altri radionuclidi emessi in incidenti nucleari, come cesio e stronzio. Va assunto prima che lo iodio radioattivo venga ingerito, o nelle primissime ore successive” – conclude Venturini.

Intanto in Italia Protezione civile e Ministero della Salute, comprese alcune Regioni, si stanno attivando per verificare lo stato delle riserve di iodio presenti nelle farmacie. All’interno del Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche è prevista, infatti, l’organizzazione di un sistema di stoccaggio finalizzato alla distribuzione rapida in emergenza.

Al momento, su questo fronte, non sussiste alcuna emergenza, dunque, l’acquisto delle pastiglie risulta del tutto inutile. In più nel caso in cui il rischio diventi concreto sarebbe la stessa Protezione civile a distribuire i farmaci appropriati alle Regioni per avviarne la distribuzione.

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