Mancanza di camerieri, i ristoratori: “Chiedono di lavorare in nero per non perdere il Rdc”

In tutta Italia, e specialmente nelle zone con particolare vocazione turistica, sono molte le attività che lamentano l’introvabilità del personale. Secondo molti ciò dipenderebbe dal Reddito di Cittadinanza: specialmente i giovani preferirebbero non lavorare perché, tanto, lo Stato passa loro un assegno. Pochi imprenditori invece si soffermano su orari spesso improponibili a fronte di paghe misere.

Così da Napoli e provincia saranno molti gli imprenditori del mondo della ristorazione e del settore alberghiero a partecipare all’edizione 2022 di “Camerieri Venditori”, in programma il 29 marzo a Riccione. Quasi tutti i ristoratori parteciperanno insieme al loro staff.

Il corso ha lo scopo di insegnare ai ristoratori a riconoscere l’importanza del ruolo del cameriere nelle vendite e nella fidelizzazione del cliente. “È a tutti gli effetti il biglietto da visita del locale – spiega Giuliano Lanzetti, Ceo e creatore di Pienissimo, che si occupa della formazione degli imprenditori della ristorazione – Con la pandemia molti professionisti del settore con un mutuo e una famiglia alle spalle hanno preferito andare a lavorare altrove, in altri settori. Le nuove leve invece non hanno più lo spirito di sacrificio che ha contraddistinto le generazioni precedenti. Nessuno è più disposto a fare un lavoro su turni spezzati, che non garantisce uno stile di vita regolare, che impiega nel fine settimana e durante le festività. Dato il turn over elevatissimo i ristoratori credono che investire risorse e tempo nella formazione di chi – se va bene – dopo un anno li lascerà, non ha senso”.

“Qui commettono l’errore di ritenere che il turn over sia una causa e non un effetto. Infatti, qualsiasi collaboratore inserito in un posto di lavoro che non gli consente possibilità di crescita economica, lavorative e personale alla lunga tende a demotivarsi e a mollare. La figura del cameriere oggi giorno dev’essere intesa non più in senso tradizionale, ovvero come chi porta una pietanza da un punto A ad un punto B, ma come un fidelizzatore di clienti capace di incrementare continuamente lo scontrino medio. Il cameriere non serve solo a prendere le ordinazioni, ma entra in gioco attivamente nel processo di vendita attraverso un approccio che definirei simile a quello di un consulente, sondando i gusti del cliente, rivolgendo domande mirate, aiutandolo e orientandolo nel compiere delle scelte, aumentando quindi la sua percezione e il godimento globale dell’esperienza”.

La formazione e la valorizzazione del ruolo del cameriere consentirebbe anche di non dover ricorrere a candidati non realmente interessati a fare quel lavoro in maniera stabile. Nel comunicato inviato alla stampa viene infatti affermato che ci sono aspiranti camerieri che chiedono “di poter lavorare in nero per non perdere il reddito di cittadinanza”, come quelli che “dopo un primo colloquio spariscono letteralmente nel nulla”. C’è poi chi si rifiuta “di lavorare nel fine settimana” e “cuochi e baristi con famiglia e mutuo a carico che, a causa della pandemia, hanno abbandonato la professione in favore di occupazioni più stabili”.

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