Da Corrado, “fondatore” della zuppa di cozze a via Foria: il ristorante nato da un grande amore

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A sinistra, Corrado e Adelina. A destra la chef Assunta con Ivan, nipote dei fondatori

Quante volte capita di andare in un luogo qualsiasi e darlo per scontato, come se esistesse perché deve esistere e basta. Invece tutto ha una storia e una ragion d’essere: una sedia o un tavolo possono sembrare cose semplici, ma in realtà c’è chi quella sedia e quel tavolo li ha desiderati, sospirati, amati fino all’ultimo; è come se all’interno scorresse il suo sangue. Proprio così è al Ristorante Da Corrado a via Foria, tra i più celebri ed eccellenti di Napoli. Il tempio della zuppa di cozze, un monumento che emerge e spicca tra i magnifici primi e secondi di mare, gli antipasti veraci partenopei, la cucina di terra e la vera pizza napoletana.

Se i piatti del Ristorante Da Corrado sono famosi dentro e fuori Napoli, quasi sconosciuta è invece la storia del grande amore tra Corrado Giannuzzi Savelli e Adelina Carrano, i fondatori. Lui, discendente di un’importante famiglia nobiliare, che lascia tutto e fa anche i lavori più umili per poter stare con lei, mettendosi contro le famiglie che all’epoca avevano praticamente potere di vita e di morte sui giovani. A raccontarci questo legame incredibile è una delle figlie, Enza Giannuzzi Savelli.

La grande storia d’amore tra Corrado e Adelina

“Mio padre è nato da una famiglia molto ricca. Il padre di mio padre, mio nonno, apparteneva alla Baronia di Pietramala, infatti il suo cognome era Giannuzzi Savelli. Mia madre invece ha sempre lavorato con la mamma e all’epoca vendeva i pagnuttielli e la frittura di casa in casa. Corrado ha coltivato la passione di Adelina e per amore si è lasciato dietro tutto quello che riguardava la sua casata”.

“Mio nonno e mia nonna materni non volevano che Adelina sposasse Corrado, perché mio padre si presentò a casa loro con il bastone, il cappello, vestito da signore. Loro invece erano persone umili e anzi, per mia nonna era un danno che mia madre si sposasse con mio padre perché avrebbe perso l’asso nel manico, cioè la figlia che aveva sempre portato avanti il negozio, sin da piccola. Allora si sposarono di nascosto a giugno del 1947, però non si unirono; solo due anni dopo mia nonna – era lei la ‘carabiniera’ – dovette accettare la cosa”.

Biglietto scritto da Adelina per Corrado

“Corrado e Adelina iniziarono al Vomero a lavorare per i padroni, come li chiamavano allora. Solo successivamente scesero qui a via Foria. Quando cominciarono al Vomero non avevano neanche i soldi per prendere il pullman e andare a trovare i genitori, però loro ci credevano in questa cosa: mio padre iniziò a vendere il gasolio e le bombole di gas per le case, avendo sempre cura di mettere da parte dei soldi con molti sacrifici”.

“Da giovani sposi in cerca di fortuna a un certo punto iniziarono a fare i gestori di un negozio a via Foria. Man mano, sempre con tanti sacrifici, riuscirono a conservare i soldi, all’epoca 70mila lire, per aprire una trattoria a vico Santa Maria Avvocata. Sempre con sacrifici e poco alla volta compravano i bassi per unirli e allargare il locale”.

Il “fondatore” della zuppa di cozze a via Foria

“Quando aprirono il ristorante Da Corrado era il 1957 e non smisero di andare anche nell’altra trattoria. Di pomeriggio lavoravano lì e la sera venivano qua. Iniziarono tutto con la zuppa di cozze: mio padre è stato il “fondatore” della zuppa di cozze qui a via Foria, perché è stato il primo a usare qui questi prodotti. Nel menù all’inizio c’erano anche la caponata e la frittura, successivamente inserirono anche i primi”.

La giovane Adelina

“Adelina si occupava della cucina, Corrado andava a fare le spese, era sempre in giro e lo conoscevano tutti. I fornitori lo chiamavano ‘o nonno, ha lavorato fino a 87 anni. Mia madre invece la conoscevano poco perché stava sempre qui, fino a 85 anni. Mio padre quindi per amore si inserì nel mestiere di mia madre e con sacrifici enormi sono riusciti a creare tutto quello che abbiamo oggi. Questo è un lavoro fatto solo di sacrifici: non conosciamo un Natale seduti tutti quanti insieme a tavola, non conosciamo una villeggiatura tutti quanti insieme. E continuerà a essere così anche per i giovani. Mio padre fino all’ultimo, quando è morto, ha detto “mettetemi le scarpe perché devo scendere in cucina, mi sta aspettando Adelina per lavorare”.

“Erano persone molto umili, non sapevano cosa fosse una festa, un viaggio, un’uscita, il mare. Si sono sacrificati in tutto e per tutto. Grazie a loro oggi siamo quelli che siamo. Mio padre amava e viveva per questo posto, non si muoveva mai da qui. Camminava con una macchina rotta, le ciabatte ai piedi, i pantaloni bucati; non perché non potesse permetterselo ma perché pensava solo a questo posto. Ai miei figli dico sempre che questo nome, Da Corrado, lo devono sempre far rispettare e portare avanti con onore perché i miei genitori se lo meritano tantissimo”.

Il racconto della Chef Assunta: lavora nel ristorante da 47 anni

Corrado e Adelina trattavano il personale come una sola grande famiglia, ed infatti la Chef Assunta è una sorta di loro figlia acquisita. Ivan, figlio di Enza e nipote di Corrado e Adelina, la chiama zia. Assunta ci racconta:

“Avevo dieci anni quando Corrado e Adelina mi presero a lavorare, ora ne ho 57 e sto ancora qui. Lei mi ha insegnato tutto. Tutto quello che so fare me l’ha insegnato lei, è stata una grande maestra. Mi chiamava nenné, come una figlia. Della cucina era gelosissima ed era anche severa: quando dovevo fare gli gnocchi mi chiudeva dentro e mi faceva uscire solo quando avevo finito. In cucina non doveva entrare nessuno, solo io potevo. Nessun altro doveva vedere come lavoravamo”.

Chef Assunta con la celebre zuppa di cozze

“Mi ha insegnato a fare tutto a mano e ancora oggi non compriamo niente di già pronto, facciamo tutto come si fa in casa. Noi siamo ‘secolari’ per i crocché di patate per esempio: compriamo i sacchi di patate, le sbucciamo e le schiacciamo facendo tutto a mano. Poi cuciniamo al momento, dal semplice spaghetto aglio e olio alle cose più elaborate. Se mi chiedono un risotto io non lo faccio, ne devono essere minimo due perché non ho il pilaf già preparato. Sono proprio contro il fare le cose prima, non esiste proprio. Al cliente chiediamo di aspettare un po’ di più, però gli facciamo mangiare cose buone, caserecce, genuine. Adelina mi ha insegnato a cucinare così e io così faccio pure adesso. Porto avanti la tradizione, quello che era lei”.

“Per Corrado e Adelina la cosa più importante era il personale, era come una famiglia, anche di più. La sera dopo il lavoro facevamo un tavolo enorme con mozzarella, prosciutto, di tutto. Non ci hanno fatto mai mancare niente. Corrado diceva ‘Io l’ho desiderato e non voglio che voi lo desideriate’. Aiutava tutti quanti, anche i poveri per strada perché diceva di avere sofferto e non voleva vedere altri soffrire. Erano l’umiltà in persona; oggi tutti diciamo di essere umili ma nessuno lo è, loro erano i veri umili”.

RISTORANTE “DA CORRADO”
Indirizzo: Via Michele Tenore, 3, 80137 Napoli NA
Numero di telefono: 081 1822 6668
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