Dalla Campania all’Ucraina per l’ultimo saluto al figlio: morto in guerra a 18 anni

Twitter Zelensky

A raccontare gli orrori della guerra è Nataliya, ucraina residente da 18 anni a Benevento, che è partita per Ternopil per dare l’ultimo saluto a suo figlio Vesyl, soldato di soli 18 anni morto durante la battaglia con i russi a Kharkiv. A render nota la sua testimonianza è ‘Il Mattino’.

Ucraina parte da Benevento per l’addio a suo figlio, morto in battaglia

“Mamma non ti preoccupare. Sto bene, procede tutto senza problemi. Ti ho mandato anche alcune foto con la divisa. Mi sta bene vero? Tranquilla, tornerò sano e salvo a casa” – queste le ultime parole di Vesyl durante la sua ultima telefonata alla madre.

Il ragazzo, che aveva scelto di arruolarsi nel 2021 per il grande amore che nutriva per la patria, avrebbe compiuto 19 anni pochi giorni dopo la sua morte. Per giorni la madre non riusciva ad avere sue notizie, poi la tragica notizia annunciata da sua sorella telefonicamente: Vasyl aveva perso la vita.

A seguito della tragedia, Nataliya è stata inondata fin da subito dal calore della cittadinanza che è riuscita a  procurarle anche il denaro necessario per raggiungere l’Ucraina. “Ringrazio tutti, la gente del Sannio è buona. Il viaggio è stato rischioso ma non ho avuto paura dei bombardamenti. Ho visto case distrutte, scene di paura e disperazione della gente” – ha raccontato.

Arrivata a Ternopil è riuscita a rivedere suo figlio: “Mi hanno consentito di poter vedere il mio Vesyl per l’ultima volta. Era bellissimo, sembrava un angelo anche se aveva ferite ovunque. Mi sembrava strano vederlo in quella bara. Mi sono sentita impazzire. Il suo comandante mi ha detto che ero la madre di un eroe.

“Mi ha raccontato che durante la battaglia erano già morti una cinquantina di militari così aveva dato l’ordine di battere in ritirata. Lui era rimasto perché al suo fianco c’era un ragazzo appena ucciso e non voleva lasciarlo solo. La notte non tornò alla base e la mattina dopo fu trovato moribondo. Aveva perso tanto sangue e non c’era più niente da fare”.

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