De Luca: “Rischiamo di portare la guerra in casa nostra. Il blocco del gas sarebbe un suicidio”

Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso del consueto aggiornamento alla cittadinanza, è tornato a parlare della guerra in Ucraina e dei rischi per l’Italia soprattutto relativamente al problema delle forniture di gas.

De Luca sulla guerra e i rischi per l’Italia: “Il blocco del gas sarebbe un suicidio”

Queste le sue parole: “Sono molto infastidito del fatto che tanti osservatori ed esponenti politici hanno scoperto con l’Ucraina che la guerra è fatta di barbarie. Non è che le guerre precedenti fossero fatte con la distribuzione di petali di rose. Le stragi, l’uccisione dei civili, le violenze, gli stupri fanno parte di tutte le guerre, nessuna esclusa. Nel caso dell’Ucraina abbiamo un colpevole certo che è la Russia ma non ci sono innocenti in questa guerra”.

“Non sono innocenti quelli che hanno assistito per 8 anni alla guerra civile in Ucraina senza muovere un dito, quelli che negli ultimi due anni hanno inondato l’Ucraina di un fiume di armi avanzate, quelli che fino a 5 mesi fa non hanno mai pronunciato neanche la parola neutralità”.

“Parliamo di armi da inviare, sanzioni, vincitori e vinti ma non di milioni di cittadini ucraini che stanno vivendo un calvario. Il cessate il fuoco, è qualcosa che sembra non interessare nessuno. Ho sentito il ministro degli esteri ucraino chiedere tre cose: armi, armi e armi. Io avrei chiesto armi, aiuto per il popolo ucraino e un’azione diplomatica efficace per arrivare da subito al cessate il fuoco”

Quanto alle conseguenze del conflitto sull’Italia: ” Oggi i margini per il cessate il fuoco sono molto stretti perché diventa complicato fermare la Russia dopo che ha invaso. Così rischiamo due cose. Innanzitutto una guerra lunghissima. L’altro elemento che deve preoccuparci è che rischiamo di portare la guerra in casa nostra”.

“Vedo che si affronta il problema delle sanzioni con grande semplicismo. Io auspicherei maggiore prudenza nel linguaggio da parte del Governo italiano. Noi siamo schierati nettamente con l’Europa e con la Nato ma siamo diventati il paese che grida di più di tutti essendo il più dipendente dal punto di vista energetico. Sarebbe a mio parere opportuno avere perlomeno lo stesso atteggiamento che hanno i tedeschi, i francesi, gli spagnoli. Tutti condannano la guerra, quasi nessuno lavora per un’iniziativa diplomatica ma nessuno hai toni che sta avendo l’Italia”.

“Noi abbiamo il dovere di garantire all’Italia il lavoro e non si può affrontare il tema dell’energia o della sospensione delle forniture di gas in maniera semplicistica. Se dovesse bloccarsi l’apparato produttivo del nostro Paese noi cominceremo ad avere il problema del lavoro, come già abbiamo in alcuni comparti produttivi per l’aumento del prezzo dell’energia. Se si dovesse sospendere la fornitura di gas dovremmo fare i conti con un altro problema che è quello del pane per i nostri lavoratori”.

“Non va bene questo scivolare in maniera quasi inconsapevole sul piano dell’incremento degli armamenti, del prolungamento del conflitto o addirittura sul piano che prevede il blocco delle forniture di gas. Questo sarebbe un suicidio per noi. Mi auguro che sempre di più comprendiamo che siamo arrivati ad un punto delicato”.

“Cerchiamo di essere meno tifosi di questi o di quelli e più tifosi dell’Italia. Non vorrei lasciare ai nostri figli e nipoti un secolo di guerre aperte perché se questo conflitto continua lasceremo loro tensioni, fiumi di odio, esplosione di nazionalismi, terrorismo. Vedo troppo semplicismo nei ragionamenti che sento nel nostro Paese, troppa disinvoltura, troppa allegria. Siamo su un crinale estremamente pericoloso soprattutto per noi italiani. 

“Dovremmo fare di tutto per aprire un varco alla diplomazia. Non serve a niente mettere le sanzioni alle figlie di Putin, serve molto di più. Cerchiamo di abbassare i toni, partiamo dall’interesse dell’Italia, valutiamo con estrema attenzione le conseguenze delle decisioni che prendiamo sul piano energetico. La responsabilità della politca è quella di non creare mai l’alternativa tra il pane e la libertà”.

“Se continuiamo a scivolare su questo piano inclinato ho la sensazione che dobbiamo parlare per mesi di questa guerra e di queste tragedie. Auguriamoci che prevalga la saggezza e il senso di responsabilità e la moderazione nel linguaggio, nei comportamenti e nelle concrete iniziative di pace da prendere quanto prima possibile”.

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