Travolta dalla moto, il marito di Veronica: “Lei era a terra, io piangevo e in 20 mi minacciavano”

Napoli – E’ ancora in gravi condizioni Veronica Carrasco, la donna che lo scorso 15 maggio fu travolta da una moto mentre si trovava all’esterno del ristorante di suo marito, Raffaele Del Gaudio. E’ stato proprio lui a raccontare quei terribili attimi quando mentre sua moglie cadeva sull’asfalto priva di sensi un gruppo di ragazzi hanno inveito contro di lui e i suoi fratelli minacciandoli.

Napoli, ancora grave Veronica Carrasco: il racconto del marito Raffaele

Tutto è iniziato quella domenica sera quando alcuni soggetti, a bordo di mezzi di grossa cilindrata, hanno iniziato a sfrecciare ad alta velocità per le vie del quartiere, probabilmente per affermare il controllo di quel territorio come accade durante le cosiddette ‘stese’.

Una di quelle moto ha travolto la giovane donna, scaraventandola sul selciato priva di sensi e rendendo necessario il trasferimento all’ospedale Cardarelli. Ancora oggi Veronica è in gravi condizioni: proprio ieri il marito ha lanciato un appello sui social per invitare la cittadinanza a donare sangue di gruppo RH0 positivo.

“Un film dell’orrore, un incubo. Quando l’ho vista riversa in strada priva di sensi ho creduto fosse morta. Sono stati venti minuti interminabili prima che la seconda ambulanza riuscisse ad arrivare, mentre vedevo gente scappare e nel mio ristorante entravano una ventina di ragazzi a minacciare mio fratello” – ha raccontato Raffaele a ‘Il Corriere del Mezzogiorno’ ricordando l’accaduto.

“La scena più drammatica è stata il dopo. Il ragazzo che l’aveva travolta è scappato ma dopo cinque minuti la ‘paranza’ è venuta a farci visita. Io piangevo, tentavo di capire se Veronica respirasse e loro mi dicevano ‘sappiamo chi sei e veniamo ad accoltellarti’. Mi minacciavano, sono entrati nel locale a minacciare i miei fratelli e i dipendenti. E’ questa la scena che non dimenticherò mai. Li ho visti tutti in faccia” – ha continuato.

Poco dopo l’accaduto Raffaele ha deciso di riaprire l’attività, pur riducendo la sua presenza per assistere Veronica, proprio per dare un segnale di speranza, potendo contare sulla solidarietà della cittadinanza, del senatore Ruotolo e dell’arcivescovo Battaglia.

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