Napoli vicina alla bimba maltrattata dai genitori: come aiutare Elsa e i piccoli malati

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Elsa

Napoli – Ha commosso e indignato l’intera cittadinanza la storia di Elsa, la bimba di 9 anni maltrattata dalla sua famiglia di origine e presa in cura da La Casa di Matteo che, attraverso i social, in risposta alle tante richieste, ha fornito indicazioni su come aiutare la piccola e gli altri bimbi malati.

Napoli vicina ad Elsa: come aiutare la piccola e altri bimbi malati

Elsa, nel corso della sua vita, ha subito violenze indescrivibili. Non ha mai dormito in un letto e i suoi genitori non si preoccupavano nemmeno di nutrirla. Condizioni di vita che le hanno causato la deformazione della colonna vertebrale e fratture scomposte alle braccia e alle gambe per le numerose percosse.

Un calvario quasi surreale che ha colpito profondamente la cittadinanza, disposta a dare il proprio contributo per mostrare la propria vicinanza alla piccola e agli altri bimbi che vivono esperienze simili alla sua. Al momento Elsa sta ricevendo tutto l’amore possibile dagli operatori de La Casa di Matteo che accettano donazioni di specifici materiali destinati ai piccoli ospiti.

Sulla pagina Instagram della struttura, infatti, è visibile il link che consente di collegarsi ad una lista di prodotti, realizzata su Amazon, acquistabili attraverso il portale stesso o nei negozi fisici per poi essere recapitati alla struttura.

“Vuoi aiutare i bimbi gravemente malati de La Casa di Matteo? Puoi farlo anche donando qualcosa da questa lista. I prodotti qui presenti sono solo in rappresentanza di quello che serve in casa, è possibile acquistarli anche altrove” – si legge nella descrizione ad apertura della lista.

Per poter offrire il proprio contributo è possibile recapitare alla struttura, situata in via Pigna a Napoli, garze, cotone, farmaci, igienizzanti, detergenti e altro. In poco tempo le donazioni hanno raggiunto numeri importanti come annunciato dalla stessa Onlus: “Vi ringraziamo di vero cuore per tutti gli acquisti fatti dalla nostra lista, abbiamo dovuto rifornirla tre volte”.


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