La scuola cade a pezzi, alunni senza aule da 5 mesi: “Ci trattano da studenti di serie B”

istituto marconi giugliano
L’Istituto Marconi di Giugliano

Va in scena la protesta degli studenti dell’istituto superiore Marconi di Giugliano che, dallo scorso mese di settembre, sono senza scuola. Siamo ormai nel corso del quinto mese in cui i ragazzi frequentano le lezioni soltanto di pomeriggio negli altri quattro istituti superiori di Giugliano: circa 1400 ragazzi che vivono un disagio che, al momento, non si sa fino a quanto durerà.

L’Istituto Marconi di Giugliano chiuso da 5 mesi

La Città Metropolitana di Napoli, quale soggetto competente, avrebbe individuato una struttura da fittare in maniera temporanea dove collocare gli studenti del Marconi: il problema però – si legge su Ansa – è che l’edificio avrebbe soltanto 24 aule sulle 70 necessarie a ospitare le classi ed i laboratori. Questa scuola “temporanea” avrebbe dovuto essere pronta entro il 9 gennaio, ma è stato necessario uno slittamento di ulteriori 15 giorni perché non era stato ancora perfezionato il contratto di locazione.

Tra gli studenti monta dunque la protesta a causa dell’amarezza provata dopo le numerose rassicurazioni. “La competenza è della Città Metropolitana di Napoli che a quanto mi risulta sta in trattativa anche per un secondo stabile in via Spazzilli – spiega il sindaco di Giugliano, Nicola Pirozzi – noi come Comune possiamo mettere a disposizione anche uno stabile comunale in via Sant’Anna. Soluzioni che comunque non soddisfano gli studenti perché richiedono tempi non brevissimi”.

Monta la protesta degli studenti

“La Città metropolitana – osservano gli studenti – ha avuto quattro mesi per perfezionare un contratto di locazione e fare il trasloco. Ci trattano da studenti di serie B, ma non lo siamo e se non arrivano fatti concreti e non parole la nostra protesta andrà avanti. Il sindaco metropolitano, Gaetano Manfredi, dica qualcosa. Se non ci sono le aule ci consentano almeno di frequentare le lezioni anche di mattina negli istituti che ci ospitano perché gli edifici sono di tutti”.


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