Torre del Greco, a processo l’ex sindaco Borriello e il suo ex alleato

Ciro Borriello

L’ex sindaco di Torre del Greco, il chirurgo plastico Ciro Borriello e il suo ex alleato Luigi Russo si ritroveranno davanti al tribunale per un controverso caso legato ad un intervento estetico spacciato per appendicite. I dettagli su metropolisweb.it.

Sono stati a lungo alleati a palazzo Baronale, dove il primo ricopriva la carica di sindaco e il secondo il ruolo di capogruppo di Forza Italia. Poi l’interdizione decisa dal prefetto di Napoli per l’ex presidente del consiglio comunale spezzò l’idillio e aprì una «guerra» a colpi di querele finita con un doppio rinvio a giudizio: Ciro Borriello e Luigi Russo si ritroveranno direttamente nell’aula del tribunale di Torre del Greco per rispondere – davanti al giudice monocratico Maria Laura Ciollaro – di truffa e falso.

Pesanti capi d’accusa innescati da una denuncia che l’ex esponente di Alleanza Nazionale – già condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per la vicenda dell’improprio utilizzo dell’auto blu dell’ente di largo Plebiscito – presentò a inizio 2012: un esposto alla procura di Torre Annunziata in cui Luigi Russo raccontò che l’ex sindaco di Torre del Greco – già a processo per lo scandalo “abusivopoli” che coinvolse la cricca di vigili urbani specializzati nel chiudere un occhio sulle colate di cemento selvaggio in città – aveva “manomesso” i dati relativi all’intervento chirurgico a cui era stato sottoposto nel 2007.

Un’operazione eseguita da Ciro Borriello presso la clinica “Due Torri” di via Nazionale e già finita al centro di un braccio di ferro in sede civile per gli inestetismi lamentati da Luigi Russo e provocati – secondo l’ex presidente del consiglio comunale ai tempi di Valerio Ciavolino – proprio dal chirurgo plastico di via del Monte. Le accuse del capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale portarono a una serie di accertamenti e verifiche su diverse cartelle cliniche – prelevate a campione tra gli interventi eseguiti tra il 2006 e il 2012 – e non solo sul dossier medico relativo al paziente «eccellente» di Ciro Borriello.

L’ex leader locale del Pdl si è sempre difeso con fermezza dalle accuse del rivale politico e non solo, respingendo al mittente le insinuazioni di Luigi Russo e provando a chiarire il funzionamento delle procedure adottate per le operazioni chirurgiche. Al pubblico ministero Emilio Prisco, inoltre, l’ex primo cittadino spiegò le ragioni della “spregiudicata condotta di Luigi Russo” nei suoi confronti raccontando diversi episodi che avrebbero alimentato “forti motivi di risentimento” da parte dell’alleato.

In primis, proprio l’episodio che contribuì alla condanna dell’ex presidente del consiglio comunale per peculato, truffa e falso: chiamato sul banco dei testimoni per “giustificare” i viaggi a Roma di Luigi Russo, l’ex sindaco – ascoltato in aula dai giudici della prima sezione del tribunale di Torre Annunziata – non confermò la tesi difensiva del capogruppo di Forza Italia. Uno “sgarro” decisivo ai fini della sentenza di primo grado, mai dimenticato dal quarantunenne di Santa Maria la Bruna.

Ulteriori motivi di risentimento, poi, furono evidenziati dalla stessa procura di Torre Annunziata nell’ambito dell’inchiesta abusivopoli-bis – portata avanti per quattro anni dal pubblico ministero Silvio Pavia, pronto a scoperchiare il calderone degli intrecci tra politici, imprenditori e dipendenti comunali per ottenere favori e protezioni volti alla realizzazione di un supermercato fuorilegge all’angolo tra via Nazionale e via Lava Troia – all’ombra del Vesuvio: diversi «capitoli» delle indagini, infatti, sono dedicati ai forti contrasti – evidenziati da una lunga serie di intercettazioni telefoniche registrate a cavallo delle elezioni provinciali del 2009 – scoppiati tra Ciro Borriello e Luigi Russo non solo per questioni squisitamente politiche.

Veleni e vendette che alla fine hanno convinto il gup Emma Aufieri del tribunale di Torre Annunziata a disporre il rinvio a giudizio che trascinerà – a inizio dicembre – l’ex sindaco del Pdl e il suo rivale nuovamente a processo per rispondere della falsificazione di cartelle cliniche e truffa ai danni dello Stato.

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