Video. Inchiesta shock de “Le Iene”: Ancora allarme cibo avvelenato dalla Terra dei Fuochi

Iene Nadia Toffa

Negli ultimi 12 mesi non si è fatto che parlare della Terra dei Fuochi. Tv e media, sia locali che nazionali, hanno puntato i riflettori sull’intera vicenda con inchieste, servizi e reportage fotografici che però, ai fini della risoluzione del problema, sembrano essere serviti a ben poco.

Aversa, Caivano, Giugliano così come tutti i paesi compresi tra Napoli e Caserta continuano a bruciare sotto gli occhi di tutti. Niente è cambiato, nonostante i Decreti dello Stato, nonostante l’attenzione della gente. Perché quello degli sversamenti illegali di rifiuti rappresenta ancora oggi uno dei business più redditizi della camorra e per combatterli, servirebbe un’azione di ferro da parte dello Stato che però, sembra essere troppo occupato per agire.

“La iena” Nadia Toffa è tornata nelle zone colpite dal fenomeno per documentare le nuove strategie adottate dalla criminalità per aggirare controlli ed ispezioni da parte di carabinieri e polizia. Le attività illegali non si sono fermate, sono solo cambiate, concentrandosi notte, per rendere più difficile l’individuazione dei roghi (come dimostrato dal servizio).

Il tempo passa e nulla cambia. E fa rabbia oltre che paura, perché lo Stato continua ad impiegare male le poche risorse a disposizione con azioni superficiali e inadeguate rispetto alla gravità del fenomeno. Le terre continuano ad essere coltivate e i cibi al veleno continuano a raggiungere le nostre tavole avvelenando giorno dopo giorno il nostro organismo, nonostante esistano documenti statali che ne interdicono la coltivazione.

L’indignazione non è abbastanza quando ci si confronta in maniera diretta con l’incompetenza e il menefreghismo di coloro che dovrebbero tutelare il cittadino, così come non basta di fronte all’ennesimo sfruttamento del nostro territorio da parte delle aziende del Nord, le grandi griffe, che vengono ad abusare i nostri lavoratori assoldati alla camorra lasciandoci in cambio solo tanta miseria e una gran quantità di rifiuti da smaltire illegalmente, a beneficio unico della loro economia.

Senza contare la criminalità locale, gretta ed ignorante, che continua a coltivare sui terreni interdetti dallo stato spedendo pesche, fagiolini e melanzane in filiera, distribuendo così bombe di veleno in tutta Italia. Tutto questo sotto gli occhi delle amministrazioni comunali conniventi, che continuano a tirarsi indietro trincerandosi dietro i meccanismi farraginosi e lenti della burocrazia.

Non ci sono parole per commentare il servizio. Rimane solo un senso di impotenza e disperazione. E nemmeno le lacrime bastano, quelle spese per la gente che è morta tra atroci sofferenze e quelle che spenderemo domani, per i nostri genitori, per i nostri familiari, nipoti e amici che rischieremo di perdere.

Resta solo un sordo e angosciante sibilo nel cuore, accompagnato da un’estenuante ed ossessiva domanda: “Finirà mai, davvero, quest’inferno?”.

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