“Non hai preparato la cena”: cosa c’è dietro l’atroce delitto di Alessandro Venier, ucciso e fatto a pezzi da madre e compagna
Ago 01, 2025 - Redazione Vesuviolive
Un orrore senza precedenti ha sconvolto la quieta provincia friulana. Il corpo senza vita di Alessandro Venier, 35 anni, è stato ritrovato sezionato e nascosto all’interno di un bidone in cantina.
A condurre gli inquirenti al macabro contenitore sono state le stesse persone che, secondo quanto ricostruito finora, si sono autoaccusate del delitto: la madre della vittima, Lorena Venier, 62 anni, e la compagna, Marylin Castro Monsalvo, 31enne di origini colombiane.
Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio della Procura, l’uomo sarebbe stato ucciso dopo una lite domestica degenerata in tragedia.
Il movente? Sembra paradossale, ma dalle dichiarazioni rese finora emerge che tutto sarebbe iniziato da una discussione banale: Alessandro non aveva preparato la cena.
L’omicidio e la scoperta del cadavere
È stata una chiamata al 112 a dare il via alle indagini. Quando i carabinieri sono entrati nella casa di famiglia, situata in una stretta viuzza del centro di Gemona, si sono trovati davanti a una scena raccapricciante.
Nel garage, un vecchio bidone custodiva i resti del corpo sezionato in tre parti, coperti con calce viva nel tentativo di mascherarne l’odore.
I primi a parlare sono stati proprio le due donne, che hanno ammesso di aver avvelenato l’uomo e successivamente fatto a pezzi con un’ascia.
Secondo le loro dichiarazioni, avrebbero agito dopo un’escalation di tensioni familiari. Venier, disoccupato e dedito a lavori saltuari, era spesso accusato di scarso impegno nella gestione della casa e nella cura della figlia neonata.
Un nucleo familiare fragile
Alessandro viveva con la madre Lorena e la compagna Marylin, da cui aveva avuto una bambina sei mesi fa. La donna, secondo quanto riferito, stava affrontando una difficile fase di depressione post partum.
L’unico reddito stabile proveniva proprio da Lorena, caposala stimata presso l’ospedale cittadino. Una situazione di precarietà economica e affettiva, acuita dall’assenza di reti familiari: il padre della vittima non l’aveva mai riconosciuto, e né lui né la compagna avevano parenti prossimi in Italia. La bambina, unica spettatrice innocente di questa tragedia, è stata affidata ai Servizi sociali.
Un gesto disperato o premeditato?
La Procura mantiene il massimo riserbo, ma l’ipotesi più accreditata è che le due donne, esauste e inasprite da mesi di convivenza tesa, abbiano deciso di “sedare” Alessandro.
Avrebbero utilizzato farmaci presenti in casa – destinati alla terapia di Marylin – in dosi forse letali. Solo l’autopsia e gli esami tossicologici chiariranno se l’uomo sia morto per avvelenamento o per i colpi successivi.
Dopo averlo presumibilmente stordito o ucciso, le donne avrebbero usato un’ascia per sezionarne il corpo e occultarlo nel bidone. Un gesto estremo, che secondo alcuni elementi potrebbe anche suggerire una forma di premeditazione.
Il quartiere sotto shock
Il paese è annichilito. Nessuno avrebbe mai immaginato un simile dramma all’interno di quella casa ordinaria, in una cittadina dove “tutti conoscono tutti”. «Una famiglia riservata, nulla lasciava presagire», raccontano i vicini, sgomenti.
L’interrogatorio e i prossimi passi
Le due donne si trovano attualmente detenute nel carcere di Trieste. L’interrogatorio formale è previsto per oggi. Solo allora si potrà forse comprendere con maggiore chiarezza la dinamica dell’omicidio e il contesto in cui è maturato.
La procuratrice aggiunta di Udine, Claudia Danelon, ha dichiarato che al momento “ci si muove ancora nel campo delle ipotesi, che potranno essere confermate o smentite nei prossimi giorni”.
Una bambina senza genitori
Tra le pieghe di questo delitto resta l’immagine più straziante: quella della neonata che, al momento del prelievo da parte dei servizi sociali, si aggrappava disperata alla nonna.
La stessa nonna che poche ore prima, insieme alla madre della piccola, avrebbe compiuto uno degli atti più efferati registrati in regione negli ultimi anni.
Un delitto domestico che lascia dietro di sé sangue, silenzi e una neonata senza famiglia.
