Un accordo per “radiografare” il Vesuvio ci dirà le vie eruttive quali sono

Vesuvio

Radiografare il Vesuvio. Da oggi si può! Grazie all’accordo scientifico siglato ieri tra l’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), con il presidente Stefano Gresta, accompagnato dall’ambasciatore italiano Domenico Giorgi, l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, in rappresentanza del presidente Fernando Ferroni, c’era il professore della Federico II Paolo Strolin e il vicepresidente esecutivo dell’Università di Tokyo Hiroaki Aihara con il direttore generale dell’Earthquake Research Institute, (Istituto di ricerca sui terremoti), Takehiro Koyaguchi. A riferirlo è il Corriere del Mezzogiorno.

L’uso della radiografia punterà ad esplorare le strutture interne nella parte emergente dei vulcani in modo da riconoscere le zone di minore densità, le quali saranno le probabili vie eruttive. Il principio della radiografia muonica è identico a quello dei raggi X utilizzati per il corpo umano. I muoni, particelle elementari simili agli elettroni ma di massa maggiore, possono attraversare rocce spesse un chilometro. In questo caso, la lastra per i raggi X è sostituita dal telescopio muonico, posto alle pendici del vulcano, che rintraccerà la traiettoria dei muoni che attraversano il vulcano provenendo dalla parte opposta e quindi di determinare una mappa del diverso assorbimento.

La radiografia muonica si avrà solo della parte superiore del vulcano e permetterà così di vedere la sua struttura interna. Per il Vesuvio, la situazione è ancor più complicata poiché le dimensioni del suo cono sono molto elevate. Tale tecnica, non fornisce elementi utili alla previsione di un’eruzione, che invece dipende da fenomeni che avvengono a grande profondità e che vengono indagati con altre tecniche. Però può fornire informazioni utili riguardano alle possibili vie di un’eventuale eruzione, migliorando le tecniche di prevenzione.

Solo un mese fa nel corso di un convegno tenutosi a Napoli (International Workshop on Muon Radiography of Volcanoes) organizzato da fisici e vulcanologi del dipartimento di scienze fisiche dell’Università di Napoli Federico II, della sezione di Napoli dell’istituto nazionale di Fisica Nucleare e dell’Osservatorio vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si diceva di poterlo applicare solo allo Stromboli e che per il Vesuvio la cosa sarebbe stata più difficile. “Non so se le fasi ulteriori di questa ricerca ci consentiranno di applicare questa metodologia anche al nostro Vesuvio. – commento l’assessore provinciale al governo del territorio, Nello Palumbo – Ma sappiamo che nessuna conquista scientifica sarebbe stata possibile senza l’azione di coraggiosi pionieri che hanno spianato la strada verso nuove e straordinarie conoscenze”. “Governare un territorio dove ci sono 18 comuni della cosiddetta zona rossa, con il grado di conurbazione che esso presenta – affermò invece il presidente del Consiglio provinciale di Napoli, Luigi Rispoli – ci rende particolarmente interessati a ogni contributo scientifico che possa determinare un concreto miglioramento della conoscenza e al controllo del rischio vulcanico”.

Ieri mattina, invece, si è raggiunti quest’importante accordo per migliorare la conoscenza ed il controllo del rischio vulcanico con una migliore programmazione anche delle possibili vie di fuga.

 

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