Nomine annunciate, nodi irrisolti: il caso Enzo Cuomo e la giunta Fico tra notizie online e realtà istituzionale

Il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo


Nel giro di poche ore, digitando il nome di Enzo Cuomo su un qualsiasi motore di ricerca, il risultato appare netto: “nominato assessore regionale”. Un fatto apparentemente acquisito, già metabolizzato dal racconto mediatico, rilanciato sui social e dato per certo da una parte dell’opinione pubblica. Eppure, osservando con attenzione atti, norme e rilievi istituzionali, la realtà appare molto più complessa e tutt’altro che definita.

La possibile nomina di Cuomo nella giunta regionale guidata da Roberto Fico si è trasformata rapidamente in un caso politico e giuridico, sollevando interrogativi che vanno ben oltre la normale dialettica tra maggioranza e opposizione. Non si tratta di polemica, ma di compatibilità, statuto e rispetto delle regole.

Come evidenziato negli articoli pubblicati da Vesuvio Live, il nodo centrale oltre l’art. 53 del T.U.E.L. e la nonima nulla denunciata dal Prefetto, resta l’articolo 50 dello Statuto della Regione Campania, che disciplina in modo chiaro le condizioni di incompatibilità e ineleggibilità tra cariche amministrative e incarichi regionali. Un punto che, ad oggi, non risulta superato da alcun atto formale. In altre parole: la nomina viene raccontata come già avvenuta, ma sul piano giuridico resta sospesa.

A rafforzare questo scenario è intervenuta anche la Prefettura, che – secondo quanto riportato da altre fonti regionali – avrebbe sollevato rilievi ufficiali sulla procedura, alimentando ulteriormente il quadro di incertezza. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché introduce un livello istituzionale che va oltre il confronto politico e richiama direttamente il rispetto delle norme.

In questo contesto, colpisce la distanza tra la narrazione online e lo stato effettivo delle cose. Da un lato titoli, commenti e post che parlano di assessore “già in carica”; dall’altro un intreccio di norme, rilievi e passaggi mancanti che rendono, di fatto, impossibile inquadrare la nomina come definitiva. È il paradosso della politica contemporanea: l’annuncio precede la legittimità, il racconto sostituisce l’atto.

Il caso Cuomo diventa così emblematico di una tendenza più ampia: quella di consumare le decisioni nelle timeline prima ancora che nei palazzi istituzionali. Ma le leggi, a differenza dei post, non funzionano per suggestioni. Richiedono atti chiari, passaggi formali e tempi certi.

Finché questi elementi non verranno chiariti, parlare di nomina conclusa appare quantomeno prematuro. E forse il vero tema non è se Enzo Cuomo entrerà o meno in giunta, ma quanto la politica regionale sia oggi prigioniera di una comunicazione che semplifica, accelera e spesso confonde, lasciando ai cittadini il compito – sempre più difficile – di distinguere tra ciò che è annunciato e ciò che è realmente avvenuto.

In mezzo, come spesso accade, resta una sola esigenza non negoziabile: trasparenza. Perché la credibilità delle istituzioni passa anche – e soprattutto – dalla chiarezza con cui si raccontano i fatti.


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