VIDEO/ La consigliera FdI: “Perché gemellarci con i palestinesi st**pi? Meglio gli austriaci che sono ricchi”
Feb 09, 2026 - Giuseppe Mennella
Orrore e sdegno per le parole della consigliera Monica Castro, in forza a Fratelli d’Italia nel comune di Calenzano in provincia di Firenze, sulla proposta di un gemellaggio con la città di Jenin in Palestina.
La consigliera Castro: “Perché gemellaggio con i palestinesi storpi?”
In un Paese dove la discussione pubblica è già fragile, diventa stupefacente assistere a ciò che dovrebbe essere il minimo sindacale del confronto umano: il rispetto.
E invece, nelle aule consiliari di Calenzano, paese di 20 mila anime alle porte di Firenze, una scena che avrebbe fatto arrossire anche il più grezzo bar di periferia si è consumata sotto gli occhi dei cittadini e della diretta streaming comunale.
Parole pronunciate da Monica Castro, consigliera di Fratelli d’Italia, che non solo vanno oltre ogni ragionevole confronto politico, ma rimandano a un linguaggio che odora di disprezzo, arroganza e ignoranza.
“Poveretti e non riconosciuti. Meglio l’Austria, sono ricchi”
È accaduto durante la seduta del 29 gennaio, quando si discuteva di un atto di gemellaggio tra Calenzano e Jenin, città palestinese in Cisgiordania.
Quella che doveva essere una semplice presa d’atto istituzionale si è trasformata in una catarsi di superficialità e derisione: Castro ha definito i palestinesi “poveretti, storpi, ridotti male, senza casa, senza nulla e non riconosciuti”.
E come se non bastasse, ha suggerito, con la stessa profondità di pensiero di una televendita, che sarebbe stato meglio fare un gemellaggio “con l’Austria, perché almeno sono ricchi”.
Castro, parole shock: “La Palestina so a malapena dove si trova”
Parole pronunciate non in un post privato di Facebook, non in una chat di condominio, ma nel luogo istituzionale per eccellenza, dove l’autorità pubblica dovrebbe incarnare responsabilità e capacità di ascolto.
Invece, ciò che l’opinione pubblica si è trovata davanti è un concentrato di arroganza, approssimazione geografica (“io la Palestina so a malapena dove si trova”) e una totale mancanza di empatia verso chi vive in condizioni di conflitto e sofferenza da decenni.
La reazione di molti non si è fatta attendere: l’opposizione ha parlato di dichiarazioni “gravi, offensive e semplicemente inaccettabili”, definendo le affermazioni della consigliera non solo una violazione delle regole del confronto politico, ma un insulto al senso più elementare di umanità. Da più parti sono arrivate richieste di dimissioni indirizzate alla consigliera e alla direzione nazionale di Fratelli d’Italia affinché prenda i dovuti provvedimenti per estromettere il soggetto.
E non si tratta di mettere in discussione il diritto di esprimere un’opinione, per quanto controversa possa essere. Il punto è un altro: quando una scelta come quella di un patto di amicizia tra comunità — in questo caso con un territorio martoriato da guerre e occupazioni — viene derubricata a “attenzione solo ai poveretti” o “non vale perché non porta risorse”, si assiste a un livello di cinismo istituzionale che imbarazza qualunque cittadino dotato di un minimo di decenza.
Consiglio comunale specchio della politica nazionale: farebbe ridere se non fosse gravissimo
Un sentimento che riflette nelle stanze della politica locale il malcelato disinteresse dei partiti di governo e non solo (le scandalose parole potevano arrivare da qualsiasi parte politica, certo, ma stavolta portano il timbro e la firma di Fratelli d’Italia): nei consigli comunali si va in scena con il vocabolario del disprezzo, con lo sguardo rivolto più al proprio ego che a comprendere il dolore altrui.
Una frase come “non capisco perché dobbiamo andare sempre da quelli poveretti” non va soltanto criticata: va respinta con forza, perché segna la linea oltre la quale non può esserci alcuna politica degna di questo nome.
In tutto questo, l’unica certezza è che le parole pronunciate non resteranno un dettaglio trascurabile nel dibattito pubblico. O forse si. Saranno l’ennesima asticella di una tolleranza messa a dura prova. L’ennesimo confine – in negativo – del dibattito che pensavamo irraggiungibile e che invece questi anni difficili ci stanno abituando a sgretolare, uno dopo l’altro, indecenza dopo indecenza.
Esse parlano di un’altra Italia possibile, certo, ma non per le ragioni che Castro probabilmente immaginava: parlano di un’Italia che sceglie deliberatamente di voltare le spalle all’umanità per rifugiarsi nella propria ignoranza e superficialità.
Perché quando politici locali si convertono in comici involontari non motivati dall’ironia ma dal vuoto di idee, il danno non è per il conflitto in Palestina, ma per ogni cittadino che ancora crede che la politica sia strumento di responsabilità e non di dileggio.
