Guerra in Iran, mille navi bloccate nello stretto di Hormuz: metà trasportano gas e petrolio


L’aggressione di USA e Israele all’Iran spinge al rialzo il petrolio: lo stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più delicati del commercio mondiale, oggi è zona di guerra.

L’area è stata classificata dal settore marittimo internazionale come “zona di operazioni belliche”. La conseguenza è immediata: circa mille navi risultano attualmente bloccate nell’area, mentre cresce la tensione per l’escalation militare in Medio Oriente.

Il traffico navale fermo nel cuore delle rotte energetiche

Secondo la Lloyd’s Market Association di Londra, le imbarcazioni ferme nello stretto hanno un valore complessivo superiore ai 25 miliardi di dollari. Circa la metà di queste navi trasporta petrolio o gas, rendendo la situazione particolarmente delicata per il mercato energetico internazionale.

Lo stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei principali “colli di bottiglia” del commercio globale: qui transitano normalmente enormi quantità di petrolio e gas provenienti dai Paesi del Golfo e dirette verso Europa, Asia e resto del mondo.

La paralisi del traffico marittimo rischia quindi di avere conseguenze dirette sull’approvvigionamento energetico e sui prezzi delle materie prime.

Escalation militare in Iran, colpita una petroliera

Il blocco delle navi è legato alla crescente tensione militare nella regione. Dopo gli attacchi e le rappresaglie tra Stati Uniti, Israele e Iran, Teheran ha rivendicato il controllo dello stretto e ha dichiarato di aver colpito una petroliera statunitense nel Golfo.

La situazione è considerata estremamente delicata anche dalle istituzioni europee, che parlano apertamente di uno scenario preoccupante per la sicurezza della navigazione internazionale.

Le missioni navali europee impegnate nella sicurezza marittima, tra cui l’operazione Aspides, sono state poste in stato di allerta per monitorare l’evoluzione della crisi e garantire la tutela delle rotte commerciali.

Ripercussioni sull’economia globale

Il rischio non riguarda soltanto la sicurezza militare ma anche l’economia mondiale. Il blocco dello stretto potrebbe infatti rallentare il flusso di petrolio e gas verso i mercati internazionali, con possibili ripercussioni sui prezzi dell’energia e sul commercio globale.

Un passaggio strategico che, ancora una volta, dimostra quanto la stabilità del Medio Oriente sia strettamente legata agli equilibri anche economici del pianeta.

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