Sal Da Vinci poteva far vedere come vince un napoletano, boicottando Eurovision. Ma non l’ha fatto.
Mar 06, 2026 - Giuseppe Mennella
La vittoria di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026 proietta l’artista napoletano sul palco dell’Eurovision, nell’edizione più contestata di sempre.
Eurovision, Sal Da Vinci sul palco più contestato
Sui social e in alcuni commenti apparsi in questi giorni qualcuno ha definito il cantante napoletano “impresentabile” per una competizione internazionale.
Addirittura sul blog del “Fatto Quotidiano” è apparso un articolo ben poco edificante per la levatura dell’artista che sta polverizzando piattaforme e classifiche con la sua “Per sempre si”.
Giudizi intrisi di veleno verso Sal e verso Napoli, che hanno scatenato polemiche e reazioni indignate, soprattutto tra chi ha visto nel suo trionfo la rivincita di un artista che arriva davvero dal popolo.
D’altronde è lo stesso Sal Da Vinci ad aver rivendicato questo aspetto subito dopo la vittoria: “È la vittoria di tutti quelli che vengono dal basso” ha detto in conferenza stampa, raccontando un percorso fatto di sacrifici, cadute e risalite dopo una carriera iniziata da bambino.
Spagna e Irlanda resteranno a casa: quando i gesti simbolici contano
Ma al di là delle polemiche musicali, la questione più delicata riguarda il contesto politico dell’edizione 2026 dell’Eurovision.
La manifestazione si svolgerà, infatti, il 16 maggio a Vienna in un clima internazionale tesissimo, con la partecipazione di Israele fortemente contestata per la guerra a Gaza ben prima dell’ultima escalation contro Libano ed Iran.
Proprio per questo diversi Paesi e artisti hanno scelto di non partecipare o di prendere le distanze dal contest: Spagna, Irlanda ed Islanda hanno già deciso di non prendere parte alla competizione di quest’anno, mentre nel 2025 avevano rinunciato già Slovenia e Paesi Bassi proprio per la stessa ragione.
Un segnale politico forte che ha trasformato una gara musicale in un terreno di tensione diplomatica e culturale.
L’artista del popolo ha scelto i riflettori agli “ultimi”
E allora la domanda forse dovrebbe essere un’altra: se davvero Sal Da Vinci rappresenta “la vittoria del popolo”, se davvero la sua storia parla di gavetta, di sacrifici e di riscatto sociale, se davvero rappresenta una terra, il Sud, Napoli, che vivono l’identità oppressa come un virus sottopelle, inesprimibile, al pari del desiderio del popolo palestinese di esistere in pace, allora il gesto più potente non sarebbe salire su quel palco, ma scegliere di non farlo.
Rispondere a chi sostiene che l’Italia non può essere rappresentata da lui che, in realtà, è lui a non voler rappresentare l’Italia, anzi, l’Italietta che ieri in Parlamento ha – di nuovo – usato l’articolo 11 della Costituzione come zerbino per gli USA e per i loro atti di bullismo internazionale.
Non per paura del confronto musicale, ma per dare un segnale umano e politico in un momento storico drammatico. Per dimostrare cosa è capace di fare un napoletano che vince e zittire per sempre chi, come Aldo Cazzullo, dai “giornaloni” del nord lo ha dipinto come il cantante dei “matrimoni della camorra”.
Chi è davvero tra gli ultimi non ha bisogno di scegliere
E forse proprio un artista popolare, cresciuto tra teatro, quartieri e palchi veri, potrebbe ricordare a tutti che la musica non è solo competizione o intrattenimento. A volte può essere anche una scelta. E una scelta, quando arriva dal popolo, pesa sempre di più.
Invece Sal Da Vinci ha già in tasca il biglietto per Vienna. Ha scelto i riflettori all’impegno. Ci sta. In tanti, dopo una vita di gavetta lo avrebbero fatto. Salirà sul palco con i rappresentanti di Israele. “Per sempre si” allo star system, ai palchi. Gli vorremo bene, tiferemo per quella Napoli che ha ribaltato di nuovo il sistema portando in alto il nome di una città bistrattata. Ma, inevitabilmente, lo sentiremo un po’ meno fratello di ieri.
