I programmi regionali e nazionali possono contribuire a dare impulso all’accelerazione delle start-up a Napoli?

Foto di Danilo D'Agostino


Napoli è certamente una delle realtà italiane più iconiche di sempre. Tutti conoscono i classici: sole, mare, mandolino, pizza, e così via. Ma c’è anche molto di più. Si tratta di una città antichissima con oltre 2500 anni di storia. Ha visto e vissuto tantissime popolazioni, dai normanni agli Aragonesi, dagli asburgo ai Borbone, passando per, seppur un breve periodo, Napoleone con Gioacchino Murat.

Sono stati costruiti castelli, strade, teatri, chiese e cattedrali, fortificazioni, per non parlare della cultura che ha letteralmente invaso questa città che tuttora ne porta avanti, con rispetto, la tradizione. Dal sapiente utilizzo della maschera, e la nascita di Pulcinella, alla commedia drammatica di Eduardo De Filippo, dalla canzone agli schetch comici sul grande schermo di Totò e Peppino De Filippo.

Napoli però non è solo arte e cultura, ma anche: sviluppo, progresso e innovazione. Seppur in tanti, soprattutto i napoletani stessi, non se ne rendano conto. E dunque sorge spontaneo chiedersi: una città del genere di cosa ha bisogno per esplodere anche a livello aziendale? 

Le Startup di Napoli

Come già ampiamente spiegato Napoli è una città dal bagaglio culturale enorme, ma non è solo questo. Ha una forte identità che si esprime in migliaia di iniziative e business, da quello turistico al settore enogastronomico fino a raggiungere i settori della tecnologia e universitari.
Le startup, tuttavia, non riescono sempre a superare la pesantissima burocrazia e i problemi strutturali del territorio. Per emergere, spesso non basta replicare modelli già funzionanti altrove: serve una declinazione capace di valorizzare il contesto locale e di rispondere a esigenze specifiche del mercato di riferimento.

Il Plinko+ italiano rappresenta un caso emblematico di questo processo di adattamento competitivo. Non si tratta semplicemente della riproposizione di un formato internazionale, ma di una sua rielaborazione calibrata su un pubblico e su un contesto normativo specifico. Lingua, interfaccia, parametri tecnici e modalità di accesso vengono ridefiniti per inserirsi in un ecosistema nazionale preciso, trasformando un modello generico in un prodotto contestualizzato.

È proprio questa capacità di reinterpretare e personalizzare che può fare la differenza per le start-up napoletane. Invece di importare soluzioni standard, potrebbero sviluppare progetti capaci di dialogare con il territorio, adattando innovazioni globali alle caratteristiche locali e costruendo così un vantaggio competitivo sostenibile.

Ciò rende difficoltosa la creazione di nuove linee della metropolitana. Lo stesso vale per Napoli dove, tutt’oggi, appena si iniziano degli scavi ci si imbatte in ritrovamenti dall’importanza storica culturale. Inoltre soffre di un forte problema di densità abitativa.

Ciò rende difficoltoso snellire e aggiornare le infrastrutture. Basti vedere il caos nato dal discorso nuovo stadio. Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, era (e lo è tuttora) fortemente interessato a creare uno stadio molto più all’avanguardia. Il problema? Non c’è effettivamente un luogo disponibile in cui iniziare dei lavori così importanti. O dove c’è, si è troppo lontani dal centro città.

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Una Napoli geniale

Dunque Napoli soffre molto il modo in cui è costruita, il suo passato, e manca di aggiornamenti strutturali fondamentali. Seppur da anni si sta lavorando per migliorare i servizi fondamentali, dalla metro alla fibra, passando per la connessione 5G. Come dovrebbe accadere a breve con uno stanziamento di ben 80 milioni per il centro direzionale, l’area di Napoli dedicata ai grattacieli che conta migliaia di uffici, soprattutto comunali e regionali.

In questo scenario caotico però ci sono molte realtà che continuano a lottare per migliorarsi e per apportare miglioramenti al territorio. In primi le università con i loro progetti di ricerca e sviluppo che negli anni hanno regalato non poche soddisfazioni alla città. Ad esempio nel 2017 all’Università Federico II è stata realizzata una sorta di Wormhole sperimentale. Un tunnel spazio temporale che permetterebbe alla materia e l’energia di spostarsi tra dimensioni e tempo.

Investire a Napoli

Ciò che effettivamente manca al capoluogo campano sono gli investimenti e le sovvenzioni. Che, non solo assistano le piccole e medie imprese, ma che soprattutto migliorino le infrastrutture circostanti. Lo scopo non è solo di riappropriarsi degli spazi, spesso in disuso, ma anche di migliorare il modo in cui le nuove attività possano aprire i battenti.

Ad oggi è infatti difficoltoso aprire un azienda sul territorio napoletano, soprattutto a causa delle problematiche già citate, ma anche per colpa di una burocrazia troppo stringente e lenta. In conclusione si può affermare che gli investimenti regionali e nazionali sono ben accetti seppur anche loro siano pronti a rimboccarsi le mani e ad aiutare una città che porta sulle spalle l’intero meridione.


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