Referendum, compatti il Sud e le grandi città del Nord. Votano “Sì” i piccoli comuni eredi del populismo di Bossi
Mar 23, 2026 - Francesco Pipitone
Referendum giustizia - Il Nord spaccato
Il risultato del referendum costituzionale sulla giustizia restituisce una mappa del Paese più complessa di quella che ci si aspettava. La narrazione della solita Italia divisa tra Nord e Sud non regge ai dati: il vero spartiacque, questa volta, corre all’interno del Nord stesso.
Napoli e il Sud: un No compatto e senza sorprese
Il dato di Napoli è schiacciante (No al 75%), e si inserisce in una tendenza uniforme che abbraccia tutto il Mezzogiorno. Da Palermo a Bari, da Reggio Calabria a Napoli, il Sud ha votato No in modo massiccio e coerente, senza significative eccezioni tra capoluoghi e comuni minori. Una coesione territoriale che, al di là delle singole motivazioni di voto, racconta un’identità politica ancora capace di esprimersi in modo unitario su temi percepiti come centrali per la giustizia e i diritti.
Il Nord spaccato: le città dicono No, i piccoli comuni dicono Sì
Al Nord il quadro è opposto — Milano, Torino, Bologna, Venezia, ma anche Bergamo, Brescia, Padova, Vicenza, Cuneo — hanno votato No, allineandosi di fatto con il Mezzogiorno. Le città capoluogo del Settentrione, più istruite, più cosmopolite, più integrate nel dibattito europeo, hanno respinto la riforma in modo netto. Fanno eccezione alcune realtà come Verona e Varese, dove il Sì ha prevalso ma senza un divario significativo — eccezioni che confermano la tendenza generale.
Il Sì, invece, ha trionfato nei piccoli e medi comuni del Nord: quei territori che per decenni hanno rappresentato ad esempio il cuore elettorale della Lega Nord di Umberto Bossi. Comunità storicamente sensibili a istanze populiste e a una cultura politica che ha fatto dell’anti-meridionalismo uno dei propri tratti identitari, insieme a posizioni spesso xenofobe e diffidenti verso lo Stato centrale e le sue istituzioni — tra cui la magistratura.
Una frattura che racconta molto più del referendum
Questa geografia del voto merita una lettura che vada oltre il quesito referendario. La spaccatura interna al Nord tra grandi città e piccoli comuni rispecchia una divisione culturale, economica e generazionale che attraversa il Paese da almeno trent’anni. Le città capoluogo del Nord sono sempre più integrate e aperte, con un elettorato che guarda con meno ostilità alle istituzioni dello Stato. I comuni minori restano invece ancorati a un immaginario politico più chiuso, in cui il voto cosiddetto “di protesta” e la diffidenza verso le élite — giudiziarie, politiche, mediatiche — trovano terreno fertile, ma a causa di un’eredità che ben conosciamo.
