Targhe personalizzate nel nuovo Codice della strada: cosa cambia, e cosa succede alle “targhe polacche”
Ott 15, 2026 - Redazione Vesuviolive
Targhe personalizzate
Scegliere la combinazione di lettere e numeri della propria targa: è una delle novità della riforma del Codice della strada approvata dal Consiglio dei ministri, comunicata il 14 ottobre dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il testo introduce la possibilità di ottenere, su richiesta dell’interessato, targhe personalizzate «formate secondo una successione e un impiego di caratteri alfanumerici dedicati».
Nello stesso pacchetto di norme c’è però anche un altro capitolo che interessa da vicino Napoli e la Campania, già colpite da razzismo assicurativo: la stretta sulle auto con targa estera usate stabilmente in Italia, a cominciare dalle targhe polacche, ormai diffusissime in città.
Che cosa prevedono le targhe personalizzate
Secondo il Mit, l’opzione va a integrare quanto già riconosciuto ai veicoli storici, che possono ottenere una targa del periodo di costruzione, con la sigla alfanumerica dell’epoca, purché non sia già in uso a un altro mezzo. La produzione e la distribuzione restano riservate in via esclusiva allo Stato, tramite l’Istituto Poligrafico, ed è vietato circolare con targhe non prodotte dallo Stato. Restano però da chiarire i punti che interessano di più agli automobilisti: procedure di richiesta, costi, tempi di rilascio e limiti nella scelta dei caratteri.
Va ricordato anche lo stato dell’iter: il via libera del Consiglio dei ministri è preliminare e il testo dovrà completare il percorso. Secondo alcune ricostruzioni, l’entrata in vigore è prevista per gennaio 2028. Tra le altre misure ci sono la conferma della patente B a 18 anni, la stretta sulle minicar truccate, con il divieto di marcia per 30 giorni, e multe più basse.
Le targhe polacche nel mirino, ma nessun divieto
Parlare di «stop alle targhe polacche», avvertono gli esperti, è fuorviante: il testo non prevede un divieto generalizzato, ma aggancia la circolazione alla polizza. La copertura dovrà essere stipulata con una compagnia italiana o con una società estera autorizzata a operare in Italia, iscritta negli elenchi dell’Ivass. In pratica, a essere tagliate fuori sarebbero le assicurazioni estere «low cost» alla base del sistema.
Secondo i broker, tuttavia, la norma potrebbe rivelarsi poco più di «un buco nell’acqua», perché non interviene sull’obbligo di reimmatricolare in Italia i veicoli che vi restano in modo permanente, e lascia quindi intatto parte del vantaggio economico. Con il nuovo assetto, se la misura diventasse davvero stabile, il vantaggio fiscale della targa estera sparirebbe e resterebbe soprattutto quello assicurativo.
