Video. Dal Vesuvio ecco il radar-laser che aiuterà a prevedere le eruzioni

Billy

Riuscire a prevedere un’eruzione vulcanica, potendo avvisare le popolazioni delle aree circostanti potrebbe presto diventare una realtà grazie ad una tecnologia tutta italiana: si tratta di un radar-laser (o lidar) messo a punto dall’ENEA di Portici, città alle falde del Vesuvio.

Billy (BILLI), acronimo di BrIdge voLcanic Lidar, è il nome che gli scienziati hanno dato a questo laser, che sfrutterà una tecnologia molto sofisticata che permetterà, per la prima volta, di misurare la concentrazione di Co2 nei gas vulcanici, che secondo l’ENEA con altre tecniche sarebbe lenta, pericolosa e complicata data la distanza. Billy, infatti, è capace di misurare fino ad un chilometro di distanza e, grazie a un sistema di specchi, il fascio laser può essere direzionato mirando con precisione la zona di pennacchio vulcanico da indagare. I primi test sono stati effettuati dal 13 al 17 ottobre presso la solfatara di Pozzuoli (nel video) con il supporto dei ricercatori del Laboratorio di Chimica Ambientale dell’ENEA del Centro Ricerche Portici.

“Misurare il biossido di carbonio in pennacchi vulcanici è una sfida scientifica e tecnologica di estrema importanza – afferma Luca Fiorani del Laboratorio Diagnostiche e Metrologia del Centro ENEA di Frascati che ha sviluppato il radar-laser -. Infatti, è ormai assodato che le eruzioni sono precedute dall’aumento di questo gas nel fumo che esce dal cratere”.

“L’anidride carbonica è il secondo gas più abbondante nei gas vulcanici e la sua misura è particolarmente importante – spiega Alessandro Aiuppa, responsabile del progetto Bridge e componente della Commissione Grandi Rischi come esperto di vulcanologia. – È stato dimostrato che le eruzioni vulcaniche sono precedute, di settimane o di mesi, dalla fuoruscita anomala di fluidi. L’obiettivo del progetto è di contribuire alla creazione di nuove tecniche di controllo e monitoraggio dei vulcani italiani“.

Billy, con la sua tecnologia innovativa, è adatto anche ad altre applicazioni in “ambienti ostili”, ad esempio i luoghi dove si è sviluppato un incendio o dove sono presenti emissioni di CO2 dovute a processi di combustione.

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