Fabi, Silvestri, Gazzè: “padroni” del Palapartenope

Max Gazzè, Niccoò Fabi, Daniele Silvestri

Grande festa al Palapartenope per il super concerto di Fabi, Silvestri e Gazzè, gremito di fans in delirio per loro.

Per descrivere ciò che accade in questo tour è doveroso fare un passo indietro, precisamente a metà degli anni 90 quando i 3 ragazzi frequentavano “Il Locale” un bar di Roma dove si faceva musica dal vivo, si alternavano sul palco, si scambiavano gli strumenti, iniziavano a comporre canzoni loro, le suonavano e cantavano insieme.

La musica è essenzialmente anche questo, fa conoscere persone, crea delle simbiosi, unisce, rende amici e probabilmente tra le speranze di chi suona, oltre a quello di diventare famosi, c’è anche il sogno un giorno di poter condividere il palco con quelle persone con cui magari si è iniziato a strimpellare molti anni prima.

Ed è, ritornando ai giorni d’oggi, quello che succede nel tour de Il Padrone Della Festa, il progetto realizzato da Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè.

Il concerto è quasi come un racconto di questi vent’anni, non sempre passati insieme, ma che li ha uniti nel nome della musica. La scena è scarna, al centro solo una scatola bianca poggiata su un piccolo palchetto quasi a simboleggiare il loro esordi che magicamente si apre e, come un regalo di Natale, ecco apparire i 3 armati di chitarre e basso.

Si inizia con “Alzo Le Mani” prima traccia del loro album, “Io non suonerò mai così” ( quanta modestia, voi dovete suonare sempre così!) Si prosegue con le interpretazioni personali: “Occhi da Orientale”, “Una Buona Idea”, “Il Timido Ubriaco”, “A Bocca Chiusa”.Tutte riarrangiate in chiave acustica, con l’utilizzo solo di chitarra, pianoforte, basso e un piccola grancassa percossa da Gazzè.

Si inizia ad intravedere qualcosa, c’è del movimento alle loro spalle, si nota qualche ombra muoversi, finalmente appare anche la band che accompagnerà il trio per tutto il resto del concerto.

“Il Solito Sesso” ed “E’ Non E’”. sono infatti eseguite con il resto dei musicisti le quali ombre sono proiettate su un tendone che aspetta solo “Come Mi Pare”, il nuovo singolo, per essere calato e scoprire chi sta suonando.

E’ una festa e questi sono gli ospiti d’onore: i chitarristi Roberto Angelini e Adriano Viterbini, il polistrumentista Max Dedo, il tastierista Gianluca Misiti, il batterista Piero Monterisi ed il percussionista Josè Ramon Caraballo Armas.

Gli strumenti non mancano sul palco, Niccolò afferra un tamburello e ricorda e “pretende” di suonare una canzone scritta qualche anno fa con Max “Vento d’Estate” seguita da “Il Mio Nemico” di Daniele. Ma si ritorna subito all’attualità, Silvestri indossa i panni di un arbitro di un incontro molto particolare, il campione in carica Max deve sfidare Niccolò in una gara a colpi di canzoni.

Non basta “L’Avversario” per conoscere il vincitore, si va ai supplementari e ad “Annina” Fabi risponde con “Rosso” e a “L’Uomo Più Furbo” con “Dica”.

Alla fine verrà decretato il pareggio (e ci mancherebbe!) con l’arbitro Silvestri che afferrando il microfono canta “Le Cose In Comune”. Si prosegue con “L’Amore Non Esiste” e nel palazzetto ormai si saranno raggiunti i 40 gradi e “Life Is Sweet” è la giusta canzone per farci ricordare che tutto sommato l’estate ancora non sembra essere andata via.

Niccolò prende la parola, vuole cantare lui una canzone di Max, nessuno glielo vieta, la sua interpretazione di “Mentre Dormi” è perfetta. E’ il momento più rilassante del concerto, subito dopo vengono eseguite “Costruire” e “L’Autostrada”. La band non è più sul palco, ora ci sono di nuovo solo i 3 cantautori, che ripropongono un esperimento ben riuscito durante il tour europeo: un medley di alcuni loro successi “Capelli”, “L’Y10 Bordeaux” e “L’Amore Pensato”.

E’ il momento più divertente del concerto, fingono di ritrovarsi ne “Il Locale” di 20 anni fa ed a turno fanno salire i musicisti con la scusa che sono “dei giovani e vorrebbero fare qualche pezzo”. E’ il turno allora di “Cara Valentina”, “Il Negozio di Antiquariato”, “Testardo”, “La Favola Di Adamo Ed Eva”, “Lasciarsi Un Giorno A Roma” per concludere con “Salirò” (queste ultime tre già suonate in quest’ordine durante gli showcase di presentazione dell’album).

Ringraziamenti di rito e tutti abbandonano il palco. Ma ovviamente è un saluto brevissimo, sul maxischermo alle loro spalle appare un pagliaccio che cita “Noi ti ringraziamo, nostro buon Protettore, per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo”. Si tratta di un monologo de “La preghiera del clown” che Totò recita nel film “Il più comico spettacolo del mondo” di Mario Mattoli del 1953. Non è certo ardua impresa capire che quello truccato da clown non è il principe Antonio De Curtis ma l’attore romano Valerio Mastandrea che ha registrato questo contributo video proprio per gli amici de Il Padrone Della Festa.

E’ il momento più toccante del concerto, anche perché si sta avvicinando la fine ed è una cosa che non vorremmo mai accadesse..“Sornione”, “Una Musica Può Fare”, “Gino E L’Alfetta” e il coro da stadio di “Sotto Casa” chiudono il concerto anche se c’è addirittura il tempo per un secondo bis che guarda caso è proprio “Il Padrone Della Festa”, l’epilogo perfetto.Titoli di coda sul maxischermo, i musicisti vengono di nuovo presentati e tra i meritati applausi c’è anche il giusto giro di campo, cioè di palco, del trio.

Una serata che lascia soddisfatti, contenti per quelli che non fatico a definire tra i cantautori migliori che abbiamo in Italia e che anzi troppo spesso suonano in situazioni troppo piccole rispetto le loro potenzialità.Invece è stato bello vederli in uno spazio ampio, con tantissima gente cantare all’unisono e loro canzoni, che fossero lì per Gazzè, per Fabi o per Silvestri.

Ed è stata forse proprio questa la particolarità del tour, nella sua bellezza il disco presentava forse dei tratti a volte eterogenei, invece sul palco, dal vivo, sembrava il concerto quasi dello stesso cantante che fondeva bene il suono più elettronico di Max, quello più funky di Daniele e quello più acustico di Niccolo’.

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