“Il Gran Caffè Gambrinus”, fulcro dell’arte e della cultura partenopea, compie 154 anni

Gambrinuis
Nel cuore di Piazza Trieste e Trento, a Napoli, a ridosso di Piazza Plebiscito e del Palazzo Reale, racchiuso nella cornice di alcune tra le più belle e suggestive bellezze partenopee, sorge il caffè letterario “Gran Caffè Gambrinus“, che si annovera tra i più importanti e frequentati d’Italia.  Si tratta di un vero e proprio centro di diffusione della cultura napoletana, dove si incontrano e si fondono arte, letteratura e politica dando vita a dibattiti e discussioni degne dei migliori intellettuali. Nel corso degli anni l’assetto del locale è cambiato notevolmente in meglio, pur avendo affrontato dei periodo poco roseo, dai quali si è ripreso egregiamente, grazie a coloro che hanno sempre creduto nel progetto. C’è sempre qualche speranza per qualcosa o qualcuno che vale veramente.

Come nasce il Caffè Gambrinus? Qual è la sua storia?

Nel 1860, periodo dell’Unita d’Italia, l’imprenditore Vincenzo Apuzzo diede il via all’apertura del “Gran Caffè”, al piano terra del palazzo della Foresteria, edificio risalente al 1816, impiegando i più bravi baristi, pasticcieri e gelatai europei. Il successo fu immediato: nel giro di pochissimo tempo la famiglia reale dei Borbone conferì loro il riconoscimento come “Fornitire della Real Casa”, esclusiva riservata solo ai migliori fornitori del Regno delle Due Sicilie.

Purtroppo nel 1885 il bar attraversò un momento di dura crisi, che gli costò quasi la chiusura.  Nel 1890 però, grazie all’intervento di Mariano Vacca, un uomo di gran cultura, frequentatore di attori ed artisti, che prese in affitto i locali del palazzo della Foresteria, la situazione migliorò notevolmente. Vacca affidò la ristrutturazione dell’intera struttura ad Antonio Curri, docente di architettura, professore onorario dell’Istituto di Belle Arti ed Ornato nella Real Università di Napoli. Marmi di Jenny e Fiore furono impiegati per la decorazione dei muri, lo stucchio fu del Bocchetta, le tappezzerie del Porcelli ed i bassorilievi del Cepparulo. I più paesaggi napoletani fecero da sfondo alle pareti del locale. Un valore aggiunto a cotanta bellezza.

Da quel momento in poi il Gambrinus visse il suo periodo di massimo splendore, diventando il fulcro dell’arte e della cultura dei migliori intellettuali del tempo: giornalisti, artisti, letterati e artisti e così via. Il 3 novembre 1890 ci fa la nuova inaugurazione ufficiale, in seguito alla quale fu rinominato “Gran Caffè Gambrinus” in onore al re delle Fiandre che inventò la birra. Ben presto diventò una galleria d’arte ed acquisì ancora più valore con l’introduzione dell’illuminazione elettrica.

Personaggi di fama internazionale quali Jean Paul Sartre, Oscar Wilde, Ernest Hemingway ed esponenti della musica e dell’arte napoletana come Murolo, i fratelli De Filippo, Ernesto Murolo e Totò frequentarono il bar, a partire dal periodo della Belle Époque. Oggi dunque si possono varcare le stesse sale che hanno percorso questi grandi artisti.

Nel 1938 il prefetto Marziale prese una decisione drastica: a causa della frequentazione da parte di antifascisti, bisognava subito provvedere alla chiusura del locale. L’intervento del Banco di Napoli fu prezioso ed indispensabile per evitare che la maggior parte delle opere d’arte fossero distrutte ed andassero via via perdute.

Nel 1970 Michele Sergio si occupò di recuperare tutti i locali del bar, provvedendo anche a lavori di restauro. I figli Antonio ed Arturo Sergio, suoi degni eredi, tutt’oggi si occupano del Gambrinus, senza tralasciare alcun particolare.

Oggi 19 dicembre, in occasione dei 154 anni del locale, verrà presentata la prima edizione del calendario del Gambrinus, a cui parteciperanno non solo il sindaco De Magistris ma anche lo scrittore Maurizio De Giovanni ed il procuratore antimafia Franco Roberti.

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