Qui fu infornata la prima pizza al mondo: il forno borbonico di Capodimonte

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Un po’ di tempo fa la trasmissione Linea Verde di Rai Uno, ha trasmesso l’accensione rituale del forno di Palazzo Reale a Capodimonte. La grande tradizione culinaria partenopea raccontata da Enzo Coccia, Eduardo Ore ed Emanuele Corona.

L’imperdibile appuntamento fu anticipato proprio da Eduardo Ore, pizzaiolo: “Quando ho appiccato il piccolo focolaio di fascine e legna nel forno mi tremavano le braccia, le mani e il cuore, è stata un emozione fortissima, oltre un secolo di storia mi è passato davanti agli occhi. Operare nel forno della Regina Margherita è stato un privilegio, un onore e un emozione che condivido con tutti i pizzajuoli professionisti, i napoletani e gli appassionati che l’hanno salvaguardata nei secoli e la portano nel cuore diffondendo nel mondo questa magnifica opera d’arte di nome pizza Napoletana“.

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Interno della camera del forno borbonico

Era l’estate del 1889 quando il re Umberto I con la regina Margherita di Savoia, si trovava a Napoli, nella reggia di Capodimonte per trascorrere, come imponeva la monarchia, un periodo nel Regno delle Due Sicilie. In questi giorni i reali scoprirono l’interesse della gente verso particolari focacce al pomodoro e così i responsabili delle cucine invitarono alla reggia il più celebre fornaio di Napoli, Raffaele Esposito, titolare della celebre pizzeria Pietro il Pizzaiolo, ubicata all’epoca alla salita Sant’Anna, poco lontano da via Chiaia, sede dell’attuale pizzeria Brandi. Don Raffaele, accompagnato dalla moglie donna Maria Giovanna Brandi, vera autrice delle pizze presentate ai sovrani, utilizzando i forni reali preparò la “mastunicola” (pizza bianca) e la pizza pomodoro, mozzarella e basilico. La regina apprezzò proprio quest’ultima, non solo per il sapore ma anche per l’omaggio al tricolore italiano. Don Raffaele la chiamò “alla Margherita” ed il giorno dopo la inserì nel menù del suo locale che ebbe un’enorme affluenza di clienti.

In realtà il forno era stato costruito in precedenza da Ferdinando IV di Borbone per far assaggiare la pizza alla moglie Carolina durante un ricevimento, come racconta Salvatore Di Giacomo raccogliendo la testimonianza del pizzaiolo Domenico Testa, figlio di ‘Ntuono, che divenne monzù (una sorta di chef della cucina napoletana e siciliana) per nomina regale.

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Capodimonte, Palazzo Reale. Emanuele Corona, Enzo Coccia ed Eduardo Ore.

Una vera e propria sfida a Report e ai suoi servizi denigratori verso la pizza napoletana, quella che ha lanciato Enzo Coccia, onorando la vera tradizione partenopea. “La pizza napoletana ha un ingrediente fondamentale, il tempo. Ed è leggerissima e altamente digeribile. Così com’è non ha bisogno di compromessi“, afferma Coccia.

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