Il mondo guarda Napoli e la racconta, dicendo che…

giornali esteri

Luogo natale della pizza, culla dello stereotipo italiano della buona cucina, passaggio “obbligato” per le isole di Capri, Ischia e Procida. Sono solo una minima parte dei tanti motivi per i quali Napoli esercita un fascino particolare sugli stranieri.

Ma ciò nonostante la bella Partenope non a tutti piace, molti sono i commenti positivi ma altrettanti quelli negativi. Il traffico, la camorra, la criminalità, la spazzatura sono solo alcuni dei pregiudizi che bloccano il flusso turistico verso una delle città più belle del pianeta. Un’immagine non sempre positiva che viene trasmessa al mondo intero probabilmente dal resto dell’Italia, che vede la propria figura offuscata da Napoli, che la sbiadisce agli occhi del mondo.

Un’immagine distorta che riduce Napoli al regno della pizza, degli spaghetti e del mandolino, celando tutto l’universo che offre la città partenopea, ricca non solo d’arte e di patrimoni culturali ma anche di bellezze paesaggistiche e naturalistiche, nonché dal più variegato patrimonio eno-gastronomico dell’intero pianeta.

Ma come ne parlano i giornali esteri? Quelli che amano di più Napoli sono senza ombra di dubbio gli americani, i quali sono legati alla città partenopea da un filo sottile ma indissolubile. Il fascino che essa esercita sugli americani è innegabile! Jim Yardley, sul New York Times, a fine 2013 scrisse in un suo reportage come Napoli nonostante i seri problemi legati alla spazzatura “sia invece all’avanguardia nel contrastare il problema dei rifiuti dei cani in strada“. Lo stesso quotidiano anglosassone celebrò i sarti partenopei, raccontando di Davide Tofani, Mariano Rubinacci e del marchio Kiton di Arzano. Mentre nella guida dei migliori locali della città incluse la pizzeria “Lievito Madre al Duomo”, di Gino Sorbillo e citò il noto “caffè sospeso”, praticato nelle più antiche caffetterie napoletane, parlando del Gran caffè Gambrinus. Invece Rick Steves, uno degli autori di guide di viaggio più importanti d’America, definì Napoli la città più “sporca, inquinata e piena di criminalità d’Italia. Dove i vecchi governi hanno rappresentato un esempio di cui la mafia sarebbe fiera”. Il travel blogger statunitense Mattie Bamman parlò delle ragioni per cui Napoli è vista come una città che “o la odi o la ami“, tanto da spingere il sito Libero Pensiero a chiedere ai propri lettori un motivo per restare ed uno per andare via.

Gli inglesi invece si dividono tra grandi estimatori di Napoli e gran criticoni. Mentre per il quotidiano inglese The Daily Telegraph la stazione della metropolitana più bella d’Europa è quella di Via Toledo e per il prestigioso “The Independent“, travel blog del Regno Unito, l’immagine di Napoli si sta ripulendo, il noto portale inglese The Guardian, parlando di calcio, scrisse che “il Napoli, è il Club di una delle principali roccaforti di mafia…”, mentre pochi giorni prima una giornalista dello stesso sito tesse le lodi di Napoli raccontando del suo viaggio in città, definendola “Posto ribelle ma bellissimo!“. L’inglese Rob Crossan, de L’Express, parlò di Napoli come una città vibrante, semplice e autentica elencando le 10 cose da fare assolutamente e la BBC, nota emittente televisiva inglese, celebrò con un documentario la città e le sue bellezze artistiche arrivando ad oscurare, seppur per poco tempo, i pregiudizi del Nord, mentre il quotidiano inglese “Sunday Times”, a fine 2013, pubblicò un reportage sui luoghi più belli e caratteristici di Napoli e della Campania.

Questo è ciò che i quotidiani esteri pensano di Napoli, tante volte lodata ma anche denigrata. Una sorta di “Sputtanapoli” straniero, che iniziò già 163 anni fa con William Ewart Gladstone, politico inglese dell’Ottocento, che in due lettere spedite a Lord Aberdeen parlò delle gravi condizioni in cui versava lo Stato Borbonico, dichiarazioni rivelatesi in seguito false.

Ma perché tutto questo accanimento contro Napoli? Invidia forse? Come affermava Oscar Wilde: “Bene o male, purché se ne parli!“.

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