Emigrazione? No Grazie! Dal Sud un’idea contro l’emigrazione meridionale

 

emigrazione meridionale

I dati sono allarmanti. Secondo il rapporto Svimez 2014 negli ultimi 13 anni oltre 1 milione e mezzo di persone hanno abbandonato la propria città, al Sud, in cerca di lavoro, di una vita più dignitosa al Nord. Si tratta per lo più di giovani (oltre il 70%), di cui la metà con una laurea in mano.

Come si legge in un articolo de “ILazzaro.altervista.org” , da qualche anno a questa parte, per contrastare questa emigrazione di massa, si stanno sviluppando dei fenomeni di “restanza” sul proprio territorio, per tutti coloro i quali decidono di non partire e di investire le risorse in casa propria.

Se è vero che la politica dal basso deve partire dalle esigenze reali, è pure vero che, per chi vive il Sud, parlare di “emigrazione” è più che mai necessario. Andare via significa desertificare le proprie città, i propri territori e darla vinta a chi ci vuole sradicati e flessibili, manovrabili come le pedine della dama, pronti a partire senza colpo ferire, mettendo in discussione così la capacità di costruire rapporti, progetti durevoli di vita.

I dati che abbiamo letto sopra confermano come molte scelte politiche ministeriali abbiano, se non incentivato, nemmeno contrastato apertamente la desertificazione verso cui sta andando il Sud, il depauperamento delle sue risorse, lo svilimento del suo capitale umano. Insieme abbiamo capito che la messa in comune di esigenze e l’organizzazione della rabbia collettiva possono essere delle risposte, possono creare delle opportunità, altrettanto valide a quelle che spingono migliaia a partire.

Questo e molto altro ci tiene legati alla nostra terra, questo e molto altro ci permette di credere che, in fondo, ha un senso rimanere. #IoResto per #FareTerritorio non è solo uno slogan, una campagna, è soprattutto una convinzione, a cui ci aggrappiamo giornalmente e su cui vorremmo confrontarci.

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