Imprenditore suicida a Napoli: chi era e le sue ultime parole. La famiglia: “Era depresso”.

Suicida a Napoli, nella sua azienda: un lutto che ha scosso l’intera cittadinanza oltre che la sua cerchia di familiari e amici. Lo stesso premier, Giuseppe Conte, ha espresso la propria vicinanza ai congiunti dell’artigiano, durante una riunione con i vertici del sistema imprenditoriale italiano.

La vittima si chiamava Antonio Nogara, originario di Cercola, aveva 57 anni, una moglie e una figlia. Proprio a quest’ultima, nella lettera di addio scritta prima di compiere l’estremo gesto, ha chiesto scusa.

Il suicidio è stato inizialmente collegato al danno economico subito dalla sua officina di via Murelle, a San Giovanni a Teduccio, causato dall’ascesa del Coronavirus. Tuttavia i familiari smentiscono tale versione. A renderlo noto è il sindaco Vincenzo Fiengo che, stando a quanto riportato dall’Ansa, ha dichiarato: “Mi hanno chiesto di far sapere che il suicidio non è legato a motivi economici ma che il loro congiunto soffriva, da tempo, di una forma depressiva, accentuata negli ultimi tempi. Questo non allevia il dolore per la perdita del 58enne, ed alla famiglia va tutta la vicinanza mia e dell’intera cittadinanza di Cercola”.

Fino alla fine ha cercato di non mollare, così come testimoniano amici e colleghi, a lui vicini fino alla fine. A loro, proprio nelle ultime due settimane, diceva: “Vedrete che ce la faremo, abbiamo superato tante prove, supereremo anche questa” – queste le parole dei conoscenti, riportate da IlMattino.

Tuttavia, negli ultimi giorni sembrava taciturno, riflessivo, schivo. Una condizione che, in tempi di lockdown e considerando la sua forma depressiva, poteva sembrare assolutamente normale. Nulla lasciava presagire il triste epilogo che ormai tutti conosciamo.

Tanti i messaggi di cordoglio rivolti alla famiglia del suicida. Tra questi anche quello di Vito Grassi, presidente dell’Unione industriali: “Siamo vicini alla famiglia di Antonio Nogara. Purtroppo la pandemia colpisce duramente l’economia e la depressione che ne deriva, oltre a tante altre vite umane. E il caso di Antonio lo testimonia nel più doloroso dei modi. Chiediamo alle istituzioni il massimo sforzo possibile per evitare che questi episodi possano ripetersi. Sostenendo chi è in gravi difficoltà, prima che sia troppo tardi”.

Ha deciso di togliersi la vita proprio nella sua officina, a Napoli, quella a cui dedicava la sua vita.

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