Barman muore a seguito dell’applicazione del palloncino

Barman muore a seguito dell'applicazione del palloncino

Aveva 38 anni il barman di Castellamare che, ossessionato dal suo peso, aveva deciso di sottoporsi all’operazione per impiantarsi il palloncino antiobesity(Bip). I dettagli su LaRepubblica.

Muore a 38 anni, a quattro mesi dall’impianto del palloncino antiobesity (Bip), per una “sospetta encefalopatia di Wernicke”, una complicazione insorta probabilmente dopo l’intervento chirurgico. Il sogno di dimagrire di Francesco Paolo Salvato, barman a Castellammare di oltre 150 chili, si è spento con lui, nella Neurologia dell’ospedale San Leonardo, dove era ricoverato da 15 giorni.

I familiari hanno deciso di denunciare l’accaduto e la procura ha aperto un fascicolo, su cui al momento non ci sarebbe il nome di nessun indagato. A fare chiarezza, dopo la denuncia dei familiari, sarà la procura che ha disposto l’autopsia della salma.

La prima tappa della tragica vicenda risale a maggio scorso quando Francesco, in una clinica di Roma, si sottopone all’inserimento del palloncino nello stomaco. Obiettivo del bip è indurre il senso di sazietà.

I primi problemi arrivano il 10 settembre, racconta il direttore sanitario Ciro Lomello, quando il paziente approda al pronto soccorso con vomito persistente e diarrea: “I colleghi, dopo averlo sottoposto a Tac, Ecg ed Eco, gli consigliarono il ricovero e la rimozione del palloncino, ma lui rifiutò, preferendo tornare a Roma per farselo togliere”.

Il 24 Salvato è di nuovo al pronto soccorso di Castellammare, con gli stessi sintomi. Stavolta viene ricoverato e, successivamente, trasferito in Neurologia per manifestazioni neurologiche agli arti inferiori, cosa che ha fatto pensare alla possibilità di una sindrome di Guillain-Barré, malattia che può portare alla paralisi degli arti.

Dalla rachicentesi (esame del liquor), i medici intuiscono che c’è un grave squilibrio e iniziano la somministrazione di immunoglobuline. Poi, improvvisamente, due giorni fa, le condizioni di Salvato si aggravano. Dice il primario Cristoforo Nocerino: “L’elettromiografia ha confermato un fatto degenerativo. Ma credo che una morte così improvvisa sia attribuibile a un’aritmia fatale, certamente era in condizioni di grave squilibrio”.

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