I ricconi non ci vogliono: l’America’s Cup nega l’accredito a Vesuviolive. Denunceremo ancora gli scempi
Set 24, 2026 - Francesco Pipitone
America's Cup a Napoli. 06 July 2026. Louis Vuitton 38th America's Cup. Naples, Italy - ETNZ first sail in Naples Bay
L’organizzazione dell’America’s Cup ha negato l’accredito a Vesuviolive.it, testata con oltre 2 milioni di follower, per “mancanza di posti”. Una scelta che arriva dopo mesi di inchieste della nostra redazione su Bagnoli, bradisismo e volontari non retribuiti.
Nessun’altra spiegazione, nessun cenno a come una testata che macina quotidianamente decine di migliaia di lettori napoletani, e che sui social conta complessivamente oltre 2 milioni di follower tra le sue pagine, possa risultare meno prioritaria di altre nella lista degli accrediti per un evento che si svolge, letteralmente, a casa nostra.
Ripetiamolo, perché è il cuore del problema: parliamo di un evento che l’intera macchina istituzionale e organizzativa – dal Comune di Napoli alla Regione Campania, passando per gli enti promotori – ha raccontato per mesi come un’occasione imperdibile per “il territorio”. Le stesse istituzioni che oggi rivendicano stime di impatto economico superiori al miliardo di euro e la creazione di undicimila posti di lavoro, grazie a uno studio dell’Ufficio di Statistica del Ministero del Turismo con Luiss Business School, non trovano evidentemente un posto per raccontare tutto questo a chi il territorio lo racconta ogni giorno, da anni, prima ancora che arrivasse una barca a vela.
Un evento “per Napoli” che non fa lavorare i media napoletani
Il paradosso è tutto qui. Se l’America’s Cup è davvero – come ci hanno ripetuto in ogni conferenza stampa, in ogni comunicato, in ogni intervista – un’occasione di crescita per Napoli e per il suo indotto, allora quella crescita dovrebbe riguardare anche l’informazione locale, non solo alberghi, ristorazione e cantieristica. Un accredito stampa non è un favore: è lo strumento con cui una testata può fare il proprio lavoro, raccontare l’evento da dentro, intervistare protagonisti e organizzatori, offrire ai propri lettori – napoletani, in larghissima parte – un punto di vista che nessuna testata nazionale calata dall’alto per quattro giorni potrà mai avere. Escludere un giornale del territorio da un evento venduto come “per il territorio” non è un dettaglio organizzativo: è una contraddizione che si commenta da sola.
E la “mancanza di posti” fatica a reggere di fronte ai numeri: stiamo parlando di un evento internazionale con una macchina mediatica dedicata, aree stampa attrezzate, centinaia di accrediti già distribuiti a testate italiane ed estere. Che proprio non ci fosse spazio per una redazione radicata nell’area vesuviana e flegrea – la stessa area in cui l’evento sta letteralmente costruendo le proprie basi operative, a Bagnoli – è una spiegazione che lasciamo giudicare a chi ci legge.
Una domanda che ci poniamo, senza pretendere di avere la risposta
Non abbiamo prove per affermare che questo diniego sia una ritorsione, e non lo scriviamo come un fatto accertato. Ma sarebbe disonesto, da parte nostra, fingere di non porsi la domanda. Perché Vesuviolive, in questi mesi, non è rimasto in silenzio sull’America’s Cup e su tutto ciò che le ruota intorno. Abbiamo raccontato la cosiddetta “Coppa dei veleni”, le proteste dei residenti di Bagnoli contro i camion diretti alla colmata, le denunce sulla presenza di idrocarburi in mare legata alle attività di dragaggio, la rabbia di chi convive ogni giorno con la crisi bradisismica mentre vede duecento milioni di euro destinati ai lavori legati alla Coppa senza – secondo i comitati – alcuna incidenza sulla bonifica del quartiere.
Abbiamo raccontato, prima e meglio di molti, il bando per i volontari dell’America’s Cup: persone chiamate a garantire dieci giorni di disponibilità, tra maggio e luglio 2027, per ruoli tutt’altro che marginali – accoglienza dei visitatori, supporto al team televisivo e di produzione contenuti, attività in mare – senza alcun compenso economico, con viaggio e alloggio interamente a proprio carico. Lo avevamo definito, a marzo, “l’evento dei ricchi che chiede ai giovani di lavorare gratis”. Un titolo che a distanza di mesi si è rivelato tutt’altro che isolato: sulla stessa vicenda sono arrivate un’interrogazione in Consiglio regionale, un esposto della Federazione Italiana Sindacati Intercategoriali all’Ispettorato del Lavoro di Napoli, e le critiche pubbliche di sigle come Adv Unite e il Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate.
Il territorio si racconta da solo, con o senza accredito
Non sappiamo se tutto questo abbia pesato sulla decisione di negarci l’accredito. Non lo affermiamo, lo domandiamo apertamente, perché crediamo che chi ci legge abbia diritto di conoscere il contesto in cui questa esclusione si inserisce. Quello che sappiamo con certezza è che continueremo a fare esattamente ciò che abbiamo fatto fino a oggi: raccontare Napoli e il suo territorio, i grandi eventi e le loro contraddizioni, i meriti e le storture, con o senza un pass al collo. Un accredito si può negare. Il lavoro di una redazione che il territorio lo vive, lo conosce e lo racconta ogni giorno, no.
