La TAV al Sud? Nemmeno a parlarne. I grandi progetti sono fermi ai Borbone

tav sud
Foto: Giuseppe Colangelo

Tav o noTav? C’è ancora una grande confusione e per l’ennesima volta l’Italia è spaccata in due: un Sud che reclama “il diritto di avere gli stessi diritti”, servizi e infrastrutture, e l’altra parte del Paese che ovviamente ha voglia di continuare a crescere, difendendo i privilegi che si è guadagnato (meritatamente o immeritatamente) in 159 anni di unità.

E, intanto, mentre cresce il divario mezza Italia riesce a stare al passo con l’Europa e quella Tav proiettata ancora più al Nord sembra una metafora del distacco con la parte meridionale. Intanto è ancora il Sud a restare il miglior cliente del Nord in un giro di affari di circa 70 miliardi di euro all’anno, ben tre volte le esportazioni dei loro prodotti in tutta Europa.

La domanda sorge spontanea: come è possibile che nella patria della prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici (di cui quest’anno si festeggiano i 180 anni) qui da noi manchi tutto a partite dalle ferrovie? E se da queste parti arrivano vagoni di seconda mano e se ogni giorno al Sud circolano meno treni che nella sola Lombardia, evidentemente il progetto unitario non è riuscito bene.

I grandi progetti, i nostri Tav… si fermano al 1861 e magari qualcuno ha pure il “coraggio” di essere troppo duro con i Borbone, i record che il Mezzogiorno raggiunse o di ridimensionare quella ferrovia nata nel 1839 e che (altro che “gioco di corte”) in una ventina di anni trasportò tonnellate di merci e 15 milioni di viaggiatori. O che arrivava fino a Castellammare/Sarno, che un’altra linea verso Capua/Caserta era già stata realizzata. Così come si evita di scrivere che i successivi progetti ferroviari furono interrotti nel 1860, che quei progetti prevedevano sviluppi preziosi (intuiti ed esaltati addirittura da Cavour) verso l’Adriatico e che i Borbone, privilegiando le vie del mare, vantavano la prima flotta mercantile d’Italia, seconda nel mondo dopo l’Inghilterra per numero di navi e terza per tonnellaggio dopo Inghilterra e Germania.

In termini di progetti, fondi, investimenti, su 71 progetti programmati nel piano triennale dei trasporti 2017/2020 solo 2 riguardano il Sud; per l’Alta Velocità (che si ferma a Salerno), dei 1.350 chilometri di rete, circa l’86,7% è presente nel Centro-Nord e solo il 13,3 per cento al Sud e a Matera (capitale europea della cultura 2019) aspettano ancora il treno da un secolo e mezzo.

Tra Torino e Milano c’è una linea di alta velocità progettata per 400 treni al giorni (40 quelli effettivi) con costi 7 volte superiori a quelli della Francia, come spesso ricorda Pino Aprile (altro che Nord “virtuoso”). E intanto questa Italia non vuole cambiare rotta e non vuole capire che se non porterà equità tra Nord e Sud (che ormai gli è rimasto solo il ricordo di un grande passato) affonderà da sola.

Potrebbe anche interessarti


Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di “terze parti” per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookies. Scopri di più