Maltempo, per Venezia stanziati nuovi fondi dopo i 6 miliardi. Per il Sud non c’è un euro

venezia materaEventi veramente catastrofici negli ultimi giorni si sono verificati per colpa del mal tempo, che hanno portato forti problemi, lungo tutta la penisola italica. Le maggiori città colpite sono Venezia e Matera, ma anche Gallipoli e parte della Calabria. Eppure, gran parte della solidarietà in queste ore, sia dalle istituzioni che dai privati, viene rivolta maggiormente alla città delle gondole e meno alla città dei Sassi.

L’azienda televisiva LA7 ha lanciato un codice IBAN (promosso da Enrico Mentana) al fine di raccogliere fondi di solidarietà, non per tutte le città d’Italia colpite dai disastri climatici, bensì solo per la regione Veneto, in particolare per la Serenissima. Non nuova questa iniziativa, anche lo scorso anno, sempre per la stessa regione e sempre per eventi climatici gravi. Tanta la tristezza e la solidarietà anche sui social, seguita però anche da tanta rabbia per il solito squilibrio, avutosi dalla ripartizione dei fondi per le città colpite dal mal tempo.

Già stanziati, infatti, i fondi per il Veneto. Ricordiamo inoltre che, se fino a qualche giorno fa il presidente Zaia premeva molto sull’attuazione dell’autonomia differenziata, portando avanti l’idea di una regione virtuosa ed efficiente pur avendo nel suo curriculum drammi e truffe di carattere speculativo, specialmente sull’opera del Mose (di circa 7 miliardi di euro), in queste ore nessun veneto sta parlando più di “autonomia regionale” e dell’eventuale “secessione dei ricchi”.

Anzi tutti i ringraziamenti stanno andando allo stato centrale che subito ha sbloccato 20 milioni di euro per gli interventi più urgenti, destinando, come ha riportato il Premier Conte, che ha avviato la delibera in Cdm dello stato di emergenza per Venezia, 5.000 euro ai privati cittadini e 20.000 euro agli esercenti commercianti che hanno subìto un danno, pronti, “chiavi in mano”.

Azioni politiche che però, per Matera, un’altra delle città colpite dalla “catastrofe” climatica con un’alluvione che ha sfiorato i 150 km/h, non si sono viste, dovendosi perciò accontentare solo di una telefonata del Presidente della Repubblica e una pacca sulla spalla di qualche altro politico, pur essendo acclarati i danni provocati dalle ingenti quantità d’acqua presenti all’interno dei Sassi, tanto fotografati dal mondo quanto ignorati dall’Italia, la quale ancora una volta nega non solo l’arrivo del treno nella capitale europea 2019, ma anche la dignità di ricevere soccorsi (economici e politici) necessari per portare la città più antica del mondo (dopo Gerico e Aleppo), alla sicurezza in caso di altri eventuali danni, e riparare quelli già presenti.

Tutti hanno visto “il fiume in piena” che ha portato basoli materani e tanti frammenti di edifici, in giro per la città. La sintesi: in questa città non arriva il treno, è “l’orgoglio” di un’Italia che non ha fatto niente per renderla orgogliosamente la capitale europea della cultura, e neanche la solidarietà da parte di privati e pubblici, che forse solo “se rimarrà tempo, voglia e fondi”, verranno diluiti per Matera e le città del Sud, Italia di serie B.

Insomma, due pesi due misure come al solito, che fanno riflettere, non solo perché è acclarato che Venezia è la città dello scandalo Mose, in cui circa 7 miliardi di euro delle tasse di tutti gli italiani, da Nord a Sud, sono stati perduti in 16 anni non finendo neanche l’opera, non solo perché Venezia è la città portabandiera dell’autonomia differenziata, di cui ormai è stata provata la malafede nei confronti degli italiani più deboli (non ultimo la puntata di Report del 4 novembre), ma anche perché pochi mesi fa sono stati sbloccati per il Veneto oltre 755 milioni di euro per il triennio 2019-2021 (questi i dati della regione Veneto e del Governo: 232.588.417,11 per il 2019, 261.661.969,25 euro per il 2020, 261.661.969,25 per il 2021), per gli eventi climatici del 2018.

Non dimentichiamo poi, che lo stesso presidente autonomista veneto, Zaia, ringraziò ancora una volta il governo, non avendo dubbi che esso avrebbe mantenuto le sue promesse, per non parlare degli ultimi 200 milioni di euro che verranno sbloccati a breve, per completare l’opera, finalmente commissariandola dopo 16 anni, ed una trentina tra progetti e processi. Altro che virtù e diligenza delle classi politiche del nord.

In sintesi, possiamo affermare ormai che, nei casi di grandi opere o di catastrofi di ogni genere, questo stato ha sempre mostrato la sua presenza ed immediatezza, soprattutto nello sbloccare i fondi, da Roma in su, vedendo compatte sempre le compagini da destra a sinistra, per raggiungere l’obiettivo Tav o adesso l’obiettivo Mose, per tutelare gli interessi di una parte d’Italia.

Non importa i soldi che sono già stati spesi o stanziati “lo stato deve dargliene degli altri”. E per Matera? E per Gallipoli? Nulla. E per Ischia, Messina, l’Aquila? Che ancora aspettano? È di qualche giorno il video in cui si vede Casamicciola ancora tra sbarre di ferro ed ammassi di pietre. D’altronde lo sappiamo da 159 anni che questa è la realtà in Italia. È bastato un Enrico Mentana a ricordarcelo sui social dopo aver lanciato l’Iban per Venezia: “basta con i soliti piegnistei, nessuno sta negando nessuno di fare donazioni per Matera”, anche se di fatto lui sta supportando solo Venezia, ed il Sud, che non ha i suoi mezzi di divulgazione, seppur si creasse l’Iban per Matera, nessuno se ne accorgerebbe.

È tutta lì l’Italia, quella di serie A, che ha voce, soldi e solidarietà, e quella di serie B, dimenticata, senza voce e con tante pacche sulle spalle, non per piagnistei ma per fatti veri e documentati.

Ed è per questo che, tantissime associazioni meridionaliste, come il Movimento Neoborbonico, hanno lanciato due appelli, l’invito di lanciare un codice IBAN da parte dei sindaci delle città del Sud, colpite dagli eventi climatici, con danni come quelli di Matera, e l’invito al governo di far godere almeno per una volta il Sud di una “par condicio” sui fondi, tenendo conto di quelli già spesi fino ad oggi per le città del nord.

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