Sanità: così Centro e Nord hanno “rubato” più di 5 miliardi di euro alla Campania

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Quando si parla di Sanità e di sprechi, l’immaginario collettivo corre immediatamente alle regioni del Sud ed a presunti fiumi di denaro sperperati ai danni dei contribuenti delle altre regioni, soprattutto quelle settentrionali, considerate più efficienti. Se tuttavia andiamo a guardare ai dati numerici, liberandoci da condizionamenti mentali figli dei pregiudizi verso il Mezzogiorno ed alimentati da un sottofondo sostanzialmente razzista, scopriamo che al contrario per lo Stato la salute di un meridionale vale meno di quella dei cittadini del resto d’Italia in più della metà dei casi.

Lo stanziamento pro capite nella ripartizione del Fondo sanitario nazionale è inferiore alla media nazionale (1.882 euro circa) in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia ovvero 4 regioni su 7 (57%). Stanziamento pro capite inferiore alla media anche in Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto, ovvero 3 regioni del Nord su 9 (33,3%). Al Centro, solo il Lazio riceve meno della media pro capite su 4 regioni (25%).

Dati che diventano più drammatici poiché la ripartizione dipende soltanto dal criterio dell’età anagrafica della popolazione residente, non tenendo dunque in considerazione un altro fattore fondamentale, quello della deprivazione sociale menzionato dal ministro Roberto Speranza nel luglio 2020 e che potrebbe essere definito come un indice che rispecchi la realtà di un dato territorio e che abbia parametri socio-economico-culturali. Il Mezzogiorno è notoriamente una delle aree più povere d’Europa, ma anche più giovani, per cui l’inserimento di parametri diversi da quello anagrafico andrebbe a riequilibrare un sistema troppo sbilanciato le cui conseguenze sono evidenti.

Il presidente Vincenzo De Luca, nella diretta Facebook di oggi, 26 marzo 2021, ha affermato che in 15 anni la Regione Campania ha ricevuto in media 350 milioni l’anno negli ultimi 15 anni di quanto le spettasse nella ripartizione dei fondi destinati alla Sanità pubblica. Facendo un calcolo veloce, si arriva alla cifra complessiva mostruosa di 5 miliardi e 250 milioni di euro. Un tendenza che De Luca intende invertire, anche a costo di instaurare quella guerra termonucleare già annunciata la scorsa estate.

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