Astensione record, troppe parole e pochi fatti: la gente soffre ed è stanca di promesse

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Elezioni 2022, vince l’astensionismo

Elezioni 2022 – Tra i risultati più dibattuti di quest’ultima tornata elettorale c’è sicuramente la “vittoria” del cosiddetto partito dell’astensionismo che ha raggiunto il record più alto di sempre: circa il 37% degli italiani ha scelto di non votare, un dato preoccupante e crescente soprattutto in Campania, ma che fa riflettere sulla percezione di una politica che appare sempre più lontana dai problemi della vita quotidiana.

Elezioni 2022, perché l’astensionismo ha “vinto” in Campania

Per la Camera e il Senato l’affluenza si è fermata al 63,91%, contro il 75,2% delle elezioni del 2018. La Campania si attesta sotto la media nazionale con il 53,27% dei votanti, quasi 15 punti percentuali in meno rispetto al precedente 68,18%. A disertare le urne sono stati in particolare i cittadini di Napoli: hanno, infatti, espresso le loro preferenze il 50,78% degli elettori.

La scelta di non esercitare il diritto di voto si lega a molteplici motivazioni, alcune anche involontarie come quelle che impediscono alle persone con problemi di mobilità di recarsi ai seggi o dei numerosi giovani che, per cause di lavoro o studio, si trovano lontani dal proprio Comune di residenza. A queste si sono aggiunte anche le avverse condizioni meteo che hanno reso impraticabili alcune strade, scoraggiando ulteriormente la popolazione.

Astensionismo volontario come protesta e sfiducia nella politica

Non manca, però, una parte di elettori che ha scelto volontariamente di non esprimere alcun voto. Un fenomeno che sicuramente non va alimentato e che se da un lato rappresenta una sconfitta individuale, dall’altro fa emergere responsabilità attribuibili alla politica stessa.

In linea generale, negli astensionisti prevale un senso di lontananza e di sfiducia nei partiti e nei candidati: non si sentono rappresentati da nessuno e, per questo motivo, preferiscono autoescludersi. Non sono i programmi elettorali a fargli cambiare idea, risultando ai loro occhi come un cumulo di promesse mai realmente concretizzate.

Sono persone che probabilmente da anni sperimentano quotidianamente il peso delle difficoltà economiche, di un lavoro precario o che tarda ad arrivare, di spese e rincari che tendono ad innalzare sempre più il tasso di povertà nazionale. E a fronte di tutto questo la percezione dei cittadini che versano in queste condizioni è quella di una classe politica sempre più distante dai problemi della vita di tutti i giorni.

Non si vota nemmeno per il Reddito: la gente chiede lavori dignitosi

Il mancato voto tende ad affermarsi quasi come una protesta per una svolta più volte sperata ma mai arrivata. Basti pensare alla fiducia inizialmente riposta nel Movimento 5 Stelle, visto come partito rivoluzionario. Stavolta nemmeno il Reddito di Cittadinanza ha spinto la popolazione a votarne i promotori: da più parti ci si aspettava una corsa al voto a Napoli, e in generale al Sud, finalizzata alla conservazione del Reddito di cittadinanza, ma così non è stato.


Un segnale del fatto che la gente non cede neanche più al lancio di bonus e incentivi che, pur risollevando in parte l’economia delle famiglie, non rappresentano i presupposti per condurre quella vita serena e soprattutto dignitosa che invocano da tempo.

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