Audizione Schiavone: “Gli sversamenti iniziarono nel 1988, il nostro era un clan di Stato”

Audizione Schiavone - Rifiuti tossici

Siamo giunti al secondo appuntamento con l’approfondimento dell’audizione a Carmine Schiavone, boss pentito del Clan dei Casalesi. Dopo il primo articolo di ieri in cui si è parlato delle segretazione dell’audizione nel 1997, oggi invece riportiamo e commentiamo parte del dialogo durante la seduta. Ecco i nomi di alcune aziende coinvolte.

Alcuni giornali hanno riportato brevemente cosa disse Carmine Schiavone. Vediamo più nel dettaglio il contenuto e il senso delle sue affermazioni.

La vicenda – disse Schiavone al presidente della Commissione che gli chiese quando cominciò la sporca faccenda dei rifiuti – è iniziata nel 1988. All’epoca mi trovavo ad Otranto e vennero da me l’avvocato Pino Borsa e Pasquale Pirolo, i quali mi fecero una proposta relativa allo scarico di fusti tossici e quant’altro“. Dalla sue parole emerse il ruolo dell’avvocato Cipriano Chianese come colui che gestiva i rapporti con chi voleva scaricare illegalmente al Sud Italia. Nel 1988, però, il trasporto di rifiuti ebbe già inizio, infatti “mio cugino Sandokan e Francesco Bidognetti, insieme ad un certo Cerci Gaetano, avevano già intrattenuto rapporti con signori di Arezzo, Firenze, Milano e Genova; il coordinamento generale era comunque curato dall’avvocato Chianese“. Ovviamente che tutto ciò avrebbe avvelenato le falde acquifere ne erano a conoscenza. Ma questo affare inizialmente fu fatto alle spalle dell’organizzazione stessa “di soppiatto all’interno del clan” e solo dal 1990 entrò pienamente come un’attività “ufficiale” dei casalesi: attività redditizia più di tutte, anche più della droga, facendo fruttare 600-700 milioni di lire al mese.

È purtroppo vero quello che dice il pentito quando durante il colloquio con il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta Massimo Scalia ci si trova a parlare dell’esistenza della criminalità organizzata con il beneplacito dello Stato. Questa parte di audizione merita di essere  riportata parola per parola:

PRESIDENTE: Quando quello dei rifiuti è diventato un settore di attività del clan?
SCHIAVONE: Questa situazione diventò subito operativa e cominciarono a versare soldi nelle casse dello Stato…
PRESIDENTE: Vuole dire nelle casse del clan?
SCHIAVONE: E’ lo stesso, più o meno.
PRESIDENTE: Perché dice che è lo stesso?
SCHIAVONE: Mi confondo. Mi riferivo alla casse del clan: era un clan di Stato.
PRESIDENTE: Il vostro Stato!
SCHIAVONE: La mafia e la camorra non potevano esistere se non era lo Stato… se le istituzioni non avessero voluto l’esistenza del clan, questo avrebbe forse potuto esistere?

Se la Commissione d’inchiesta parlamentare è un ramo dell’organo che ha il potere legislativo, un altro organo di potere, quello della Magistratura, era anch’essa a conoscenza da anni dei posti precisi in cui questi rifiuti sono stati interrati:

PRESIDENTE:Lei è in grado di indicare con precisione alla Commissione (sappiamo che al riguardo sono state svolte delle indagini) i siti in cui sono stati interrati rifiuti pericolosi, in particolare tossico-nicivi e radioattivi?
SCHIAVONE: Sì, ho mostrato tutti i posti all’autorità giudiziaria.

Non è forse giunto il momento di dire quali sono TUTTI questi posti?
Nel colloquio poco dopo afferma quello che più di ogni altra cosa ha avuto risalto nei giornali in questi giorni:

Gli abitanti del paese rischiano di morire tutti di cancro entro venti anni. Non credo, infatti, che si salveranno. Gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via avranno forse venti anni di vita!

Audizione Schiavone - rifiuti tossici

Il nome di alcune società emergono; una è la Di. Fra. Bi. che gestiva l’impianto di smaltimento di Pianura, a Napoli. Un’altra è la Masan s.r.l. di Santa Croce sull’Arno (Pisa), il cui nome esce fuori dalla documentazione che Schiavone consegna alla commissione (anche queste carte non sono più coperte da segreto) la quale era «abilitata al trasporto di fanghi speciali, non tossici e/o nocivi, derivanti dalla depurazione di acque conciarie» con destinazione proprio l’impianto della Di, Fra, Bi di Pianura.

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