Trasformare Gaza in una riviera di lusso per turisti milionari: progetto choc di USA e Israele

GREAT - Il progetto choc di USA e Israele per Gaza


Gaza diventerà una riviera di lusso, un luogo per turisti milionari che si divertiranno proprio lì dove sta avvenendo il genocidio del popolo palestinese. Il Washington Post ha visionato un documento di 38 pagine che delinea il progetto “GREAT” (Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation). Si tratterebbe di un piano di ricostruzione della Striscia dopo la guerra, con un’amministrazione fiduciaria americana per almeno dieci anni. L’idea riprende la visione di Donald Trump di una “Riviera di lusso” sul Mediterraneo.

I ricconi si divertiranno nei luoghi del genocidio

Secondo il documento, oltre 2 milioni di abitanti verrebbero trasferiti “temporaneamente” all’estero o confinati in aree “sicure” all’interno di Gaza fino al completamento dei lavori. Sebbene venga usato il termine “volontario”, i palestinesi hanno denunciato il progetto come una forma di pulizia etnica, giudicata illegittima da gran parte della comunità internazionale.

Trasferimenti e incentivi economici: così le “democrazie” fanno la pulizia etnica

Il piano prevede che i proprietari di terre ricevano un “portafoglio digitale” per costruirsi una nuova vita o acquistare case nelle otto città “intelligenti” governate dall’intelligenza artificiale. Ogni palestinese disposto a lasciare Gaza riceverebbe 5mila dollari, oltre a sussidi per l’affitto per quattro anni e per il cibo per uno. L’obiettivo sarebbe spostare almeno il 25% della popolazione.

Il progetto immagina anche grattacieli di vetro e acciaio, isole artificiali e viali ispirati alla Parigi ottocentesca o all’estetica del Bosco Verticale di Milano.

Un investimento miliardario e tante ombre

Il presidente americano ha discusso il piano alla Casa Bianca insieme a Jared Kushner e Tony Blair. Il costo stimato è di 100 miliardi di dollari, finanziati da società pubbliche e private, senza alcun impegno diretto degli Stati Uniti. Secondo il Washington Post, il progetto promette profitti quadruplicati rispetto agli investimenti iniziali, ma alcune società di consulenza coinvolte hanno già preso le distanze.

Il piano, inoltre, appare intrecciato con le attività di imprenditori israeliani legati alla Gaza Humanitarian Foundation, responsabile della distribuzione degli aiuti alimentari nella Striscia (nel cui ambito vengono quotidianamente uccisi i palestinesi in cerca di cibo). L’esperienza sul campo è stata però segnata dal caos: i pacchi insufficienti hanno costretto migliaia di civili a lunghe marce verso i centri di distribuzione, trasformatesi in scene di morte quando circa 1.500 persone sono state uccise non lontano dai magazzini.

Netanyahu e il futuro della Striscia

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non ha mai presentato un piano ufficiale per il dopo-guerra, se non appoggiarsi agli alleati coloni che spingono per l’occupazione totale e per il trasferimento dei palestinesi. Il progetto GREAT sembra quindi inserirsi in un vuoto politico, puntando a ridisegnare Gaza senza il coinvolgimento dell’Autorità Palestinese, esclusa perché privata del controllo dal 2007.

Intanto, secondo il Washington Post, l’Egitto con il sostegno dei Paesi del Golfo sta addestrando 10 mila uomini delle forze di sicurezza legate ad Abu Mazen, in vista di un futuro dispiegamento nella Striscia al termine del conflitto.


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