L’Italia trascinata nella guerra voluta da Israele e USA: basi e missili per un conflitto che nessuno vuole
Mar 05, 2026 - Francesco Pipitone
Italia a un passo dall'entrare nella guerra voluta da Israele e USA
Giorgia Meloni lo ripete come un mantra: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Eppure, passo dopo passo, l’Italia si avvicina pericolosamente al bordo di un conflitto che ha già sconvolto gli equilibri dell’area e che ora bussa alle porte dell’Europa. La decisione più delicata è sul tavolo: inviare sistemi d’arma ai Paesi del Golfo colpiti dai missili e dai droni iraniani. Una scelta che, per Teheran, potrebbe equivalere a una dichiarazione di guerra.
Sarebbero almeno quattro i Paesi del Golfo Persico ad aver chiesto aiuti militari — per lo più forniture di difesa — al governo italiano, e la presidente del Consiglio avrebbe già dato il via libera per rispondere alle richieste dei nostri alleati strategici. Sul campo si parla concretamente di sistemi di difesa aerea. Si parla infatti dell’invio di sistemi di difesa terra-aria Samp-T, sviluppato per intercettare e neutralizzare minacce aeree tramite l’uso di missili.
“Doveroso aiutarli”, ma Teheran avverte: è un atto di guerra
Il ministro degli Esteri Tajani ha usato parole nette in Parlamento: molti “Paesi del Golfo hanno chiesto formalmente aiuti per rafforzare la difesa aerea” e per l’Italia è “doveroso aderire a queste richieste“ a tutela dei civili e dei connazionali presenti in quei territori.
Meloni ha confermato la linea: “L’Italia, come Regno Unito, Francia e Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo: parliamo chiaramente di difesa aerea, non solo perché sono Nazioni amiche ma perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani, e circa duemila militari che dobbiamo proteggere. E il Golfo è vitale per gli approvvigionamenti”.
Il problema è che dall’altra parte del conflitto, l’Iran non fa distinzioni tra difensivo e offensivo. Il governo di Teheran ha chiarito che qualsiasi supporto da parte di Stati stranieri alle operazioni di Usa e Israele verrebbe giudicato come un atto di guerra. Un avvertimento esplicito, che rende ogni fornitura militare italiana un potenziale casus belli.
Gli italiani nel mirino: ostaggi potenziali di una scelta di governo
La preoccupazione non è solo strategica, è concreta e umana. Nei Paesi a rischio si troverebbero circa 8.900 turisti italiani: 92 in Bahrein, 948 in Qatar, 6.536 negli Emirati Arabi Uniti e 1.386 in Oman. A questi si aggiungono i circa duemila militari italiani presenti nell’area. La preoccupazione è che i cittadini italiani ancora in Iran possano essere presi come ostaggio. In questo scenario, ogni passo verso il coinvolgimento militare non è solo una questione di politica estera: è una decisione che mette a rischio vite italiane.
Tajani stesso ha riconosciuto che “in questo quadro in costante evoluzione è concreto il rischio di un allargamento del conflitto”. Una frase che suona come un’ammissione implicita: il governo è consapevole di muoversi su un terreno minato.
Opposizioni all’attacco, il Parlamento chiede chiarezza
La decisione sugli aiuti militari non è ancora definitiva sul piano formale, ma la direzione appare segnata. Qualsiasi decisione dovrà avere almeno un passaggio parlamentare, sia che si tratti di invio di forniture militari, sia che riguardi la concessione dell’uso delle basi italiane agli Usa.
Le opposizioni, tuttavia, non si accontentano: chiedono che sia Meloni in persona a presentarsi in aula. Elly Schlein ha dichiarato che il passaggio ai ministri “non è sufficiente”, mentre Giuseppe Conte ha attaccato: “Il governo non la sta gestendo affatto”.
Il nodo è politico prima ancora che militare. L’Italia rischia di ritrovarsi coinvolta in un conflitto senza che i cittadini siano stati consultati, senza che il Parlamento abbia avuto una vera voce in capitolo, e soprattutto senza che nessuno abbia risposto alla domanda più semplice: gli italiani vogliono davvero entrare in questa guerra voluta da Israele e Stati Uniti? La risposta la conosciamo bene: no, non vogliono.
