La ex colonia montana “Principe di Napoli” ad Agerola

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Tra i tanti progetti messi in campo, come quelli di una funivia agerolese (capace di collegare quella del Faito con la costa d’Amalfi), di uno stadio per l’attività permanente di un centro polisportivo per la gioventù montana, di una moderna sentieristica dei Monti Lattari, quello per il restauro, il recupero, la valorizzazione, la rifunzionalizzazione e fruizione del bene ex colonia montana “Principe di Napoli” sembrerebbe una buona opportunità, fin troppo solitaria in questi tempi di crisi, per una delle identità campane “ferite” di riprendersi uno dei patrimoni più inestimabili, e fino ad oggi deperito dall’abbandono, che abita il suo territorio.

colonia montana Principe di Piemonte

In seguito alle iniziative di accelerazione della spesa, relativa al P.O.R. Campania F.e.s.r. 2007-2013, l’amministrazione comunale agerolese ha lavorato proficuamente affinché si puntasse al restauro di uno dei complessi razionalistici napoletani più belli d’Italia.

Sulle rovine dell’ottocentesco castello Avitabile, la colonia montana “Principe di Napoli”, edificata nel 1938, pretendeva ciò che fu ben espresso dalle parole degli architetti che presero parte alla fascistizzazione dell’Italia, e cioè “tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono” (Rassegna italiana 1926).  Ci auguriamo che ciò valga anche ai giorni nostri, almeno per chi, effettivamente, prenderà in mano la guida dei lavori suddetti, senza scadere in riletture assurde “alla Perrault”, o in rifacimenti deviati o di bassa lega.

Ciò che è avvenuto per  l’ex infermeria della colonia, restaurata alcuni anni fa e destinata a divenire osservatorio astronomico (progetto incompiuto dato che sino ad ora non esiste nessun telescopio), speriamo non accada anche per il restante parco e la fabbrica principale del complesso.

Agerola_progetto colonia

Per chi non lo sapesse Agerola non è stata solo una nota meta turistica degli anni ’70 e ’80, ma è anche una delle località italiane più ricche di storia nella nostra regione, e che per più ragioni è divenuta una vera e propria esperienza  per artisti e poeti, generali e governatori, re ed avventurieri, figuranti per bucolici paesaggi e per attori della “Grande Storia”. Agerola, la piccola Svizzera napoletana, insieme alla costiera amalfitana, appartiene a un’antichissima civiltà di uomini e di mondi. Già nota nei tempi antichi, e alla prima Roma imperiale, Ager o Aerola inaugurò il suo tempo iniziandosi come una realtà artigiana e di ispirazione agro-forestale. Dopo i domini bizantini e longobardi, in età medievale, divenne l’anima arborea essenziale degli arsenali amalfitani del XIV secolo, conoscendo un periodo di florido sviluppo economico, culturale e soprattutto politico, e contribuendo attivamente alla sconfitta dei saraceni nel Mediterraneo, e alle sorti regali dei normanni, degli angioini e degli aragonesi. In seguito a un periodo di declino, culminante nel vicereame di Don Pedro di Toledo, a partire dal Settecento essa prese parte al “rinascimento illuminato dei Borbone di Napoli e del Regno delle Due Sicilie“. Con buone e colte intelligenze contribui alle vicende della Repubblica partenopea del 1799 e alla Carboneria, con i moti preunitari.

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L’Ottocento agerolese fu segnato invece dal famoso generale Avitabile, condottiero degli eserciti napoleonici e borbonici, colonnello mercenario e governatore di una delle provincie britanniche più remote dell’Afganistan, lo sterminatore di quelle orde asiatiche che nemmeno Megas Alexandros riuscì a piegare. Purtroppo del suo castello non rimane quasi nulla, se non altro le scuderie e i fossati, sede ora di “Beata Solitudo“, il secondo ostello della gioventù più antico d’Italia.

Sulle rovine del castello Avitabile fu edificata alla fine degli anni ’30 la Colonia Montana “Principe di Napoli”, opera voluta per le vacanze estive della nuova gioventù italiana, ora ridotta a una mera struttura, imbrigliata parzialmente dalla vegetazione ruderale e decurtata in gran parte dei suoi caratteri architettonici e storici dall’ignoranza dilagante nei nostri tempi.

Secondo l’attuale sindaco della città 19 milioni di euro verranno investiti affinché la Colonia ritorni a risplendere e dominare la punta panoramica affacciata sul Cilento, sulla costiera amalfitana, sorrentina, e sulle isole di Capri e Li Galli.

Insieme al recupero architettonico del sito, speriamo si avveri un più organico e collaborativo recupero dell’intera civiltà contadina, marinara e manifatturiera dei Monti Lattari e della divina costiera.

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In seguito alla volontà non solo italiana ma europea per il recupero degli scavi archeologici di Pompei, il restauro di un tipico esempio del III impero, del fascismo di pietra (E. Gentile), è, secondo noi, un importante esperimento popolare dove poter osservare interessanti condizioni per quello che molti ormai considerano un impegno diffuso per la costruzione di una comune identità europea. Il fremito del mondo antico (A. Rossi) e della tradizione può nuovamente trasformarsi in un’energia produttiva per il risveglio culturale, civile e politico di queste terre anche attraverso un restauro di questo genere.

Nei discorsi intorno un “razzismo” italiano (culturale e non biologico), per l’immaginazione di un popolo del e per il Mediterraneo, per lo sviluppo, dunque, di una soggettività in contemporanea originariamente multiculturale e unitaria nelle sue aspettative, Mussolini il 22 aprile del 1922 affermò che la Roma vagheggiata e preparata dal fascismo non era quella delle pietre insigni, o dei sogni dei folli, ma una progettualità umanistica per le generazioni a venire. Roma era un punto di partenza e di riferimento, il simbolo e il mito della rivoluzione fascista. I romani non furono solo dei combattenti, ma, anche, dei legislatori e dei costruttori formidabili. Ciò che i greci non realizzarono con la loro scienza, i romani lo attuarono con una identità della legge, sfidando non solo le più antiche e sagge civiltà ma, addirittura, assimilandole.

Cercando di cogliere criticamente queste considerazioni della teoria e della retorica fascista, esse possono aiutarci a intravedere cosa sta succedendo, e cosa può ancora succedere, nella piccola realtà agerolese, la quale ritorna a fare storia, e in grande stile. Una riflessione critica sul passato e sulla tradizione, per un futuro meno incerto perché provvisto di una possibile prassi ordinatrice, è la parte più importante di questa rinascita delle coscienza agerolese, da cui sarebbe bene prendere ispirazione. Non solo nomi come Eros Pellini, Salvatore Di Giacomo, Horst Kunkler (allievo di M. Heidegger) sono inscritti sulle pietre di questa realtà, ma anche tutti quei figuranti che invece di rimanere, come dissero alcuni biologi e antropologi del secolo scorso, un “pulviscolo di umanità”, hanno creato una resistente e dinamica realtà quotidiana, di produzione e di esperienze popolari.

Si spera, in base a quanto detto, che questi fondi europei servano a contribuire concretamente per la costruzione di un popolo europeo di domani, e non per ingrassare le vacche del malaffare e delle istituzioni pubbliche deviate.

Indirizzo: Agerola, Frazione di San Lazzaro

Stato: visitabile gratuitamente dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 20:00

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