Napoli non è Gomorra: da Milano all’Emilia, Capodanno più folle nell’Italia “civile”

torre bottiNel panorama nazionale giornalistico, quello che è accaduto a Torre del Greco risulta essere il capodanno napoletano tradizionale. E cosa c’è di meglio di un’ambientazione degradata, con immondizia per strada, musica neomelodica, spari e fiamme dappertutto in “stile gomorra” (come qualche giornale nazionale ha dichiarato), per lanciare la notizia del degrado di una parte d’Italia?

Spesso denunciamo il degrado delle nostre zone, siamo stati tra i primi a parlare di quello che è successo a Torre del Greco e in molte zone del Napoletano, ragion per cui possiamo criticare certe scelte del sistema mediatico italiano, circa l’informazione nazionale, per cui vige la legge di due pesi e due misure, facendo apparire solo il Sud come la parte più incivile e degradata del Paese.

Poche le notizie circa la mano amputata per colpa dei botti al ragazzo di Legnano (Milano), e poche le notizie circa l’aggressione da parte di baby gang milanesi a quei poveri vigili del fuoco di Milano che sui social hanno denunciato l’accaduto. Per non parlare dei feriti di Verona, degli atti vandalici a Rivoli in Piemonte, ed in tante altre zone che solo spulciando le notizie dei giornali locali possiamo conoscere, al contrario di Napoli presente troppo spesso nei giornali nazionali quasi più che in quelli locali. Sottolineando, lombrosianamente parlando, il degrado culturale e mentale dei napoletani, “inferiori” a prescindere.

A tal proposito, spesso, se si vogliono avere notizie circa alcune zone del nord bisogna consultare solo i loro giornali locali, ad esempio come la questione dei numerosi alberi di Natale vandalizzati o derubati a Treviso, Bergamo, Ossola di cui nessun giornale nazionale ha parlato, al contrario delle notizie solite su Napoli (si sente nell’aria l’ansia di voler riportare quanto prima la notizia di “Rubacchio” in galleria Umberto, che di fatto è ancora lì, e molti giornali lo hanno ricordato ironicamente), mentre il “giornale di Treviglio” riporta la notizia di un maxi sequestro in Lombardia di botti di Capodanno, dopo Como e Varese.

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Il Tg La7 di Mentana, ha sottolineato che c’è “emergenza aggressioni negli ospedali napoletani”. Ovviamente pur confermando la notizia, siamo andati a consultare i giornali locali del sud e del nord, assicurandovi che si tratta di emergenza nazionale e non solo napoletana. Infatti, “oltre 1.140 i casi di aggressione registrati nei primi sei mesi del 2019 in Lombardia” riporta “il Giorno”, “allarme sicurezza negli ospedali 338 aggressioni dal 2016 a Bergamo” pubblica BergamoNews e BresciaToday si sofferma spesso su aggressioni al personale medico ed infermieristico, di ospedali e pronto soccorso.

Il bravo giornalista dovrebbe riportare una notizia incondizionatamente dalla città o squadra preferita. In questi giorni, come negli anni scorsi, i media nazionali hanno dipinto Napoli e la Campania, al pari di una “zona di guerra”, come se il Capodanno a Napoli non fosse una festa, ma un vero e proprio conflitto bellico, come se tutti i napoletani stessero sul fronte a contendersi i territori, sparando fuochi, bombe e lanciandosi addosso materassi ed elettrodomestici in stile Fantozzi.

Bisogna però informare che su tutto il territorio nazionale, “solo” 11 sono stati i feriti gravi su 204 ed un morto nelle Marche. La Campania si trova “soltanto” al quinto posto per interventi di vigili del fuoco e del pronto soccorso. Al contento, secondo quanto riportato da Adkronos e da un tweet proprio dei vigili del fuoco, il primato è stato aggiudicato all’Emilia Romagna, con 107 interventi, seguono la Lombardia 92, il Lazio 80, la Campania e la Puglia 61; a seguire le altre regioni.

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Pochi i giornali che riportano i danni causati dalle enormi assunzioni di alcool durante la notte di Capodanno, che inevitabilmente porta ad un abbassamento dei riflessi e dei freni inibitori.

In tutto il mondo, nei luoghi in cui si riuniscono migliaia di persone per festeggiare, bevendo o facendo uso di sostanze, c’è una maggiore possibilità che qualcuno possa farsi male. Insomma se 48 sono stati i feriti nel Napoletano (22 in città e 26 in provincia), su 5 milioni di abitanti in Campania, su 60 milioni di abitanti in Italia, non si tratta per niente di un bollettino di guerra, ed anzi, notiamo un netto miglioramento rispetto agli anni ‘80 e ‘90, in cui veramente si raccoglievano dati terribili.

Proprio il 2 Gennaio del 1992, “la Repubblica” scriveva: “le vittime dei fuochi a livello nazionale sono 1061, di cui un bambino morto a Pordenone, in netto aumento rispetto allo scorso anno (1991) che ne ha registrate 800, in larga scala al Sud”. Nel 1993 la stessa testata riporta la notizia di 6 morti e migliaia di feriti per Capodanno in Italia.

Insomma, quei tempi così tragici da veri bollettini di guerra sembrano essere sempre più lontani, ed anzi mentre a Napoli il Capodanno diventa un bene patrimoniale che richiama turisti da tutto il mondo (città sold out in questi giorni) e che dovrebbe, nella completa legalità, nei prossimi anni essere valorizzato e pubblicizzato ai livelli del Capodanno cinese e del Carnevale Brasiliano, al Nord dove in passato si sentivano poche notizie circa danni e vittime durante la festa di Capodanno, sta via via richiamando l’attenzione sempre maggiore di vigili del fuoco e personale sanitario duplicando o triplicando gli interventi.

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Il Movimento Neoborbonico, pur prendendo le distanze dall’utilizzo insensato di petardi, pistole vere ed a salve, bombe, illegali ma anche legali (che distruggono l’immagine di un popolo), in questi giorni ha portato avanti una “battaglia per la difesa del libero utilizzo” dei fuochi pirotecnici d’artificio ovviamente legali. Fatti esplodere sui terrazzi delle abitazioni, oltre a creare uno spettacolo panoramico artistico mozzafiato ed unico nel suo genere, che si estende dal Vesuvio fino a tutto il nostro splendido Golfo, sono ormai parte integrante della tradizione del Capodanno partenopeo, che vuole un momento di vera comunità per festeggiare insieme il nuovo anno facendosi vedere a chilometri di distanza, augurando al mondo intero “Buon Anno”, ed offrendo una doppia scelta dalle solite feste di piazza che i comuni di molte città del mondo “offrono in maniera standardizzata”.

Sarà che il Capodanno partenopeo è l’ennesima cosa da invidiare di questo splendido popolo, e che per questo molte persone cercano di boicottarlo e di sottolinearne solo le notizie negative, demoralizzando istituzioni e cittadini?

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