Covid, il dramma dei parcheggi aeroportuali: “Siamo fermi da marzo”

parcheggi aeroportualiFra tutti i settori che hanno subito le pesanti conseguenze della pandemia, il turismo merita sicuramente un’attenzione speciale. Eppure ci sono delle categorie di cui si parla ben poco, ossia tutti quei lavoratori che, seppur in maniera indiretta, dipendono dal settore turistico e hanno visto un crollo verticale delle proprie entrate. È il caso, ad esempio, dei parcheggi aeroportuali privati.

Noi di Vesuvio Live ne abbiamo parlato con Maria Rosaria Pistone, che ha vissuto in prima persona questo dramma. Il marito, Ugo Nisci, è titolare dell’Aereoparking Napoli, il parcheggio dell’Aeroporto di Capodichino, mentre Maria Rosaria gestisce il B&B adiacente.

I parcheggi aeroportuali hanno subito perdite considerevoli, con la pandemia e il blocco quasi totale dei voli. Molte compagnie aeree sono ferme, perché i passeggeri sono così pochi che i costi necessari ai viaggi aerei sarebbero esagerati rispetto ai guadagni.

Quali sono le conseguenze che avete subito da inizio pandemia?

Siamo fermi da marzo. Abbiamo avuto una parentesi lavorativa, un po’ di incremento di clienti ad agosto e settembre, dopodiché c’è stata la battuta d’arresto. Noi avevamo più di 20 dipendenti e adesso siamo in 3 o 4, è rimasto il nucleo familiare a condurre il tutto.

Il nostro parcheggio nasce come attività a conduzione familiare, dopodiché si è ingrandito ed è entrato a far parte del franchising ParkinGO. Con il tempo abbiamo assunto parecchie persone e ci sono tante famiglie che sono legate a noi, famiglie di dipendenti che al momento sono tutti senza lavoro.

Quindi i dipendenti sono in cassa integrazione adesso?

Molti di loro sì: alcuni l’hanno percepita, altri non ancora, altri ancora ne hanno avuta una parte. A partire da marzo abbiamo cominciato a ridurre il personale, perché nessuno sapeva come si sarebbe evoluta la situazione. Nessuno si aspettava che le cose peggiorassero in questo modo e che arrivassimo addirittura, a distanza di un anno, ad avere ancora attività chiuse e trasporti fermi.

Anche noi ci siamo quasi fermati. Il nostro parcheggio nel fine settimana riceveva 300-400 auto al giorno. Adesso siamo aperti perché dobbiamo offrire il servizio a chi ne ha bisogno, ma contiamo sì e no una ventina di auto al giorno. In più ci sono i costi di gestione: affitti per piazzali, uffici, e una serie di spese basilari da affrontare.

Lei ha detto che i costi di gestione sono quelli che incidono di più. La situazione delle tasse è rimasta invariata da marzo in poi?

Abbiamo avuto i 600 euro che si percepivano nel primo lockdown, e il prestito di 2.000 euro a fondo perduto. Dopodiché, per questa seconda ondata non abbiamo ricevuto più nulla. All’interno del ParkinGO noi gestiamo anche un bed and breakfast, per dare ospitalità ai quei viaggiatori che, avendo un volo la mattina presto, vogliono fermarsi a pernottare. Di conseguenza anche il B&B adesso è fermo.

Anche il B&B contava dei dipendenti che ora non possono lavorare?

Sì, anche se di meno rispetto all’albergo, perché le camere sono poche e le riusciamo a gestire anche in quattro. Il parcheggio aeroportuale lavora H24, per cui siamo sempre operativi, anche nel bed and breakfast.

Anche nel periodo di Natale avrete risentito della pandemia.

Assolutamente sì, questo in passato era il periodo più proficuo per noi insieme a quello estivo. Addirittura assumevamo degli stagionali durante le feste natalizie. Adesso ovviamente è tutto bloccato, in alcuni giorni siamo addirittura zona rossa.

Considerando che questa situazione si protrarrà per un po’, pensa che questo periodo di fermo potrebbe far correre dei seri rischi alla sua attività, compresa la chiusura?

In realtà stiamo vivendo un po’ alla giornata. Sicuramente non potremo reggere ancora per molto, ma non riusciamo a fare una previsione. Ottimisticamente vogliamo pensare che, una volta iniziata la somministrazione dei vaccini, la situazione andrà a normalizzarsi non solo qui in Italia, ma anche a livello mondiale, perché noi parcheggi aeroportuali, a livello lavorativo, dipendiamo anche dai paesi esteri.

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