Razzismo a Firenze, il problema non è solo il calcio: la società è diventata un cumolo d’odio

Ma quanto si è piccoli e schifosi per odiare una persona in base al colore della propria pelle? Se lo è chiesto Victor Osimhen ieri al termine della partita tra Fiorentina e Napoli, dopo che lui, Koulibaly e Anguissa sono state vittime di razzismo e si sono sentiti dire “scimmia di me**a“.

Koulibaly e gli altri vittime di razzismo

La sconfitta per 1 a 2 ha portato alcuni “tifosi” viola alla frustrazione, a tal punto da pensare e urlare frasi razziste nei confronti dei giocatori azzurri. “Scimmia di me**a“, probabilmente a scuola questa gente non è andata, altrimenti saprebbe che tutti noi deriviamo dalle scimmie, poi c’è chi si è evoluto di più (le persone civili) e chi meno (i razzisti).

Il fenomeno del razzismo – territoriale o per il colore della pelle – sui campi di calcio purtroppo è sempre più comune ma non ancora combattuto con le giuste armi. Sono sporadici i casi in cui un individuo razzista (vedi il caso Juve e il tifoso che ha insultato Maignan) venga punito con la giusta moneta. Serve la radiazione dagli stadi.

Lo stadio dovrebbe essere un luogo di festa e di gioia, dove le famiglie dovrebbero poter portare tranquillamente i propri figli la domenica e invece sono solamente luogo di insulti e odio. Il tifoso della Juve dopo quell’episodio si è giustificato dicendo che aveva bevuto troppo e non ha controllato cosa stesse dicendo. Strano però, io personalmente quando alzo il gomito non divento razzista. Chissà cosa si inventeranno ora i tifosi viola.

E infatti ora analizziamo il problema principale: il razzismo radicalizzato nella società. Nel 2021 siamo ancora a fare la differenza tra bianchi e neri, quando in realtà il mondo dovrebbe essere una giostra piena di colore ed unione. Odiare una persona per il colore della propria pelle, per la religione in cui crede, per l’orientamento sessuale che ha è sintomo di profonda ignoranza, un’ignoranza che però va avanti da troppo tempo.

La nostra società è rimasta arretrata – e dire Medioevo è un’offesa agli abitanti di quell’epoca che forse erano più civili di quelli di adesso. Serve più cultura, a partire dalle scuole, perché se un bambino impara a scuola che al mondo siamo tutti uguali e riesce a sviluppare un pensiero proprio magari al pare/madre razzista potrebbe dire “Ma che stai dicendo? Mi vergogno di te“. Si perché per questi individui non ci può essere altro che vergogna.

 

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