Il cimitero di Poggioreale, ultima dimora dei figli illustri di Napoli

Ogn’anno,il due novembre, c’é l’usanza per i defunti andare al Cimitero. Ognuno ll’adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero”. Recitava così una delle poesie più belle di Antonio de Curtis, alias Totò. Ovviamente il principe indicò questa data poiché è il giorno dedicato ai defunti. Ma qual è il luogo dove proprio in questa giornata, si dirige la maggior parte dei napoletani? Il cimitero di Poggioreale, uno dei più importanti di Napoli. Ed è proprio in questo cimitero che si trova la tomba del principe di Bisanzio insieme con quelle di alcuni dei più importanti artisti che hanno reso il capoluogo napoletano celebre in tutto il mondo. Il tenore Enrico Caruso, gli attori Eduardo Scarpetta e Nino Taranto. Ma ancora, lo scrittore Salvatore di Giacomo, lo scultore Vincenzo Gemito, il filosofo Benedetto Croce, i musicisti Saverio Mercadante e Nicola Antonio Zingarelli. Tutti sono situati nel quadrilatero degli Uomini Illustri formato da centocinquantasette monumenti suddivisi in sette isole. Basterebbe questo per affermare che il cimitero di Poggioreale è un complesso di grande valore storico e culturale, un vero e proprio patrimonio di Napoli. Eppure la sua preziosità ha origini antiche.

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Tomba di Totò

Il cimitero monumentale fu costruito nel 1813 dall’architetto Francesco Maresca. Fu la prima struttura cimiteriale costruita a Napoli dopo il decreto di Saint Cloud emanato da Napoleone Bonaparte nel 1804. Questo editto imperiale imponeva di costruire i luoghi dedicati alla sepoltura dei defunti al di fuori delle mura cittadine per diminuire il contagio di malattie causate dalla vicinanza di corpi putrefatti. Nel Regno di Napoli un progetto simile era stato già iniziato nel 1762 con la costruzione del Cimitero delle 366 fosse, realizzato da Ferdinando Fuga che, pur basandosi sul sistema delle fosse comuni, prevedeva l’allontanamento delle sepolture dalla città. Il nuovo cimitero però aveva l’obiettivo di presentarsi come un parco funebre di interesse ambientale, paesaggistico e architettonico.

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L’entrata del complesso fu posta sulla strada omonima dove fino al 1789 era ubicata la villa di Poggio Reale progettata dall’architetto fiorentino Giuliano da Maiano, alla fine del quindicesimo secolo, per il duca di Calabria, futuro re Alfonso II d’Aragona. Con la morte di Maresca i lavori del cimitero si interruppero per poi essere ripresi, nel 1825, sotto la direzione di Luigi Malesci e Ciro Cuccinello che si occuparono di terminare la costruzione della Chiesa Madre, realizzata in stile neoclassico, e del lato nord del complesso funebre. La chiesa, poco distante dalla celebre Statua della Libertà, è situata tra i due chiostri minori che precedono quello grande. Tutti sono di forma rettangolare. Nel 1837 il cimitero Monumentale fu inaugurato con il benestare di Ferdinando II di Borbone.

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Nel 1889 a nord-ovest della struttura originale ne fu costruita una nuova per dare degna sepoltura alla classi meno abbienti e fu quindi chiamata “cimitero della Pietà“. Questa, disegnato in base a un modello razionale e naturalistico, andò a sostituire il Cimitero delle 366 fosse. Dopo circa quarant’anni l’area fu ulteriormente estesa con l’aggiunta verso oriente del cimitero Nuovissimo che ospita la tomba di Giovanni Leone, sesto presidente della Repubblica.

Fonti: Paolo Giordano, “Il disegno dell’architettura funebre”, Firenze, Alinea, 2006.

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