“Li portava sui campi di calcio”: così il boss reclutava i nuovi killer

Napoli – C’è un retroscena che emerge dagli ultimi interrogatori su importanti fatti di camorra. Nel periodo della latitanza di Paolo Di Lauro, noto come “Ciruzzo ‘o milionario”, le redini del clan passarono nelle mani del figlio Cosimo.

Cosimo aveva ben chiara la spartizione dei ruoli: lui si occupava degli affari della famiglia, mentre Marco, oggi latitante, doveva reclutare le nuove leve da inserire nel clan.

Marco era giovane e reclutava i nuovi cadetti del clan sui campetti di calcio. Era quindi grazie alla sua giovane età e alla sua passione per il calcio che riusciva a portare nell’ambiente della malavita giovani di circa 15, 16 anni che diventavano affiliati al clan.

Come riportato da internapoli.it, Carmine Cerrato nel corso del processo per la morte di Attilio Romanò ha dichiarato: “Tutto iniziava con le partite di calcetto, prendeva bravi ragazzi, li avvicinava e li persuadeva. Iniziavano a non andare più a lavorare e frequentavano assiduamente Marco Di Lauro. Quest’ultimo iniziava a stipendiarli e a selezionarli in base al coraggio e alla freddezza. Appena vedeva una predisposizione, lo indirizzava verso l’attività di killer”. 

La versione di Cerrato è stata confermata anche da Capasso, che ha raccontato di come, a 16 anni, fosse entrato a far parte dell’esercito dei Di Lauro.

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