Myrta Merlino e il Cotugno: “Chiedo scusa, mi sono espressa male. Napoli nel mio cuore”

Era finita nella bufera la giornalista Myrta Merlino, conduttrice de l’Aria che Tira in onda su La7. Nella puntata di ieri, 7 aprile, mentre si parlava delle falle negli ospedali della Lombardia che hanno permesso una diffusione pressoché incontrollata del coronavirus, ha affermato: “A Napoli, per me è incredibile. Perché ci aspettavamo mai che l’eccellenza arrivasse da Napoli? La storia del Cotugno napoletano ci ha tutti sorpresi, perché al Cotugno cosa hanno fatto, hanno creato una situazione quasi da astronave rispetto all’elemento Covid”.

Oggi si è scusata, affermando di essersi espressa male:

“Oggi mi scuso, ma parto da una cosa che riguarda proprio me. A Napoli, la mia città, c’è un ospedale, il Cotugno che è diventato un esempio di eccellenza mondiale perché ha saputo organizzarsi per tempo e così ha evitato il problema numero uno per la diffusione del Covid: il contagio dentro l’ospedale, il focolaio in ospedale. Di questa cosa ovviamente sono felice, molto, molto orgogliosa. Proprio perché è accaduta nella mia città, nella città del mio cuore, delle mie radici.

“Ieri, lo devo ammettere, ho espresso male questo concetto dicendo che la cosa appariva incredibile e sorprendente. Questo ha scatenato un putiferio sui social, ho ricevuto caterve di insulti, di odio, di cattiveria, ma non mi toccano perché rimangono la quota fogna che c’è nei social. Ma c’erano anche molti commenti intelligenti di persone deluse, di persone che amano il Sud, che amano Napoli ed è per loro che voglio parlare questa mattina.

Mi dispiace, non volevo offendere nessuno, soprattutto chi ha dimostrato tanta efficienza e che ogni giorno si batte come un leone contro questo virus. Pur tra mille problemi so bene che nella mia città ci sono tantissime eccellenze meravigliose, ma le eccellenze che vanno celebrate non cancellano i nostri problemi. Non mi va di essere ipocrita, non lo sono stata mai con voi in questa trasmissione: purtroppo la Sanità meridionale non è sempre sinonimo di efficienza.

“È un problema antico, secolare direi, ma è un problema ed è un problema serio. È inutile nasconderlo e l’orgoglio immenso per quello che è stato fatto al Cotugno non ce lo può far dimenticare. Detto questo, ieri ho usato parole sbagliate e me ne scuso. Grazie davvero ai medici del Cotugno, a questa squadra eccezionale che ci ha regalato questo esempio di eccellenza. Forza Napoli e andiamo avanti”.

Innanzitutto è doveroso esprimere solidarietà a Myrta Merlino per le offese ricevute. È legittimo esprimere la propria opinione, anche in maniera dura, ma sempre nel rispetto della persona che in questo caso, come in tanti altri, è mancato. La violenza, fisica e verbale, è il sintomo dell’incapacità di far valere le proprie ragioni. Non si può non essere d’accordo quando parla di fogna.

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Entrando nel merito, c’è ben poco da aggiungere alle sue parole. Quando si fa un passo indietro, e lo si fa in questo modo, non resta altro da fare che ammirare il gesto e voltare pagina. Tutti erano rimasti spiazzati da quell’uscita proprio perché abituati alla professionalità e alla preparazione della Merlino. Si è trattato di un malinteso, dunque pace fatta.

Condivisibile il pensiero sui problemi della Sanità al Sud, una delle tante facce della questione meridionale, la più drammatica insieme alla disoccupazione e allo spopolamento con la perdita di 2 milioni di abitanti in 16 anni. Proprio alla luce di questi fattori assumono ancora più significato le eccellenze del nostro territorio, in qualsiasi ambito, rappresentando inoltre il motivo ulteriore non di chiedere, ma di pretendere quello che al Mezzogiorno spetta di diritto. Se un Sud non a mezzo servizio, ma di meno, riesce a ottenere determinati risultati allora significa che se avesse le stesse opportunità delle altri parti del Paese potrebbe davvero decollare. In tale prospettiva si comprende quanto sia fondamentale il ruolo dell’informazione, la quale nella diffusione della verità non solo abbatte i pregiudizi, ma è uno strumento di coscienza e riflessione rispetto ad alcune problematiche in un’opinione pubblica abituata a superficialità, slogan, odio, disinformazione.

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